(PRIMANOTIZIE) Secondo il Fondo Monetario Internazionale, quasi il 40% dei lavori è esposto a cambiamenti determinati dall’intelligenza artificiale (AI), con un impatto particolare sulle assunzioni giovanili in posizioni junior. La Fondazione Feltrinelli, attraverso la newsletter PUBBLICO, affronta il tema della rivoluzione AI nel mondo del lavoro, analizzandone gli aspetti economici, sociali e politici.
Negli Stati Uniti cresce un movimento anti-AI che denuncia il potere sproporzionato delle aziende tecnologiche nel ridisegnare la vita collettiva senza adeguati controlli democratici. Secondo fonti come The New Yorker e Time, la questione è divenuta centrale anche nella politica americana, influenzando le elezioni di medio termine. Evgeny Morozov, su Le Monde Diplomatique, sostiene che la sinistra dovrebbe superare un rifiuto puramente tecnologico e interrogarsi su come rendere l’AI una risorsa collettiva.
Nel contesto asiatico, Corea del Sud e Giappone investono in robotica per migliorare la produttività e rispondere alla carenza di manodopera specializzata, ma emergono interrogativi sul futuro delle competenze lavorative, come riportato da Internazionale basandosi su un’inchiesta del Financial Times.
L’analisi finanziaria rivela come il potere sull’AI sia concentrato nelle mani di pochi grandi investitori e operatori tecnologici, quali Amazon, Google e Microsoft, che fungono sia da investitori che da concorrenti, creando un ecosistema complesso e dipendente. Alcune aziende cinesi del settore stanno faticando nel sostenere i propri modelli di business a causa della concorrenza e dell’abbassamento dei prezzi, evidenziando le difficoltà di un mercato in rapida evoluzione.
Il tema della sicurezza e della responsabilità è sempre più al centro della discussione, con alcune imprese che pianificano come gestire possibili incidenti gravi legati all’uso dell’AI, evidenziando la necessità di regole e controlli che vadano oltre l’autoregolazione aziendale. Ad esempio, Anthropics ha annunciato la creazione di un fondo di interesse pubblico per destinare parte delle proprie azioni a iniziative di utilità collettiva, aprendo un dibattito sul ruolo della società nell’accesso ai benefici generati dall’AI.
Dal punto di vista sociale, si evidenzia il rischio di un collasso della conoscenza e di una dequalificazione del lavoro dovuti alla diffusione di automazioni e all’adozione di AI senza un adeguato coinvolgimento o formazione dei lavoratori. In Italia, l’adozione di strumenti AI sul lavoro è spesso autonoma da parte dei dipendenti, senza che le aziende forniscano adeguati supporti o formazione, con un’alta percentuale di utilizzo di strumenti personali anche per attività sensibili.
Si sottolinea inoltre come l’intelligenza artificiale si basi su una catena globale di lavoro umano, spesso precario e sottopagato, affidando a lavoratrici soprattutto del Sud globale compiti di annotazione e classificazione dati in condizioni di flessibilità apparente ma caratterizzate da stress e controllo algoritmico.
La riflessione sui temi del lavoro approda anche alle proposte di un nuovo contratto sociale che superi la tradizionale organizzazione basata su gerarchie e controllo, con diritti universali indipendenti dalla tipologia contrattuale e una scuola che insegni a lavorare con le macchine e non solo a imitarle.
Sul fronte culturale e politico, vengono messi in evidenza i rischi di una crescente concentrazione di potere tecnologico che richiama il concetto di “tecno-feudalesimo”, e si discute sulle strategie da adottare per una sovranità tecnologica europea, in un contesto internazionale dominato da Big Tech americane e dalla pianificazione strategica cinese.
La Fondazione Feltrinelli promuove inoltre iniziative di formazione e dibattito sul tema, quali il ciclo TOXIC dedicato alla alfabetizzazione mediatica per giovani under 30 e l’ottava edizione del JOBLESS SOCIETY FORUM a Bologna, che affronta con esperti internazionali temi di sovranità digitale, impresa e competenze lavorative nel contesto dell’AI. (PRIMANOTIZIE)


