Caso Siher, il Csm interviene dopo le critiche di Meloni: chiesta una pratica a tutela della gip di Milano

(PRIMANOTIZIE) ROMA, 29 OTT – Lo scontro tra politica e magistratura sul caso Youssef Siher arriva al Consiglio superiore della magistratura. Un gruppo di consiglieri del Csm ha chiesto l’apertura di una pratica a tutela di Tiziana Landoni, giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Milano, dopo le dichiarazioni della presidente del Consiglio Giorgia Meloni sul provvedimento con cui la magistrata ha disposto la mancata convalida del fermo del presunto promotore del Movimento 17 ottobre.

La richiesta è stata depositata al Comitato di presidenza di Palazzo Bachelet e porta la firma di tutti i consiglieri togati, ad eccezione dei sei appartenenti a Magistratura Indipendente, insieme ai consiglieri laici Ernesto Carbone, Michele Papa e Roberto Romboli.

Al centro dell’iniziativa ci sono le dichiarazioni della premier, considerate dai firmatari lesive dell’autonomia e dell’indipendenza della magistratura.

Il caso Siher e la decisione della gip Landoni

La vicenda nasce dal procedimento giudiziario nei confronti di Youssef Siher, indicato dagli investigatori come il presunto promotore del Movimento 17 ottobre e accusato di istigazione a delinquere aggravata dalla finalità di terrorismo.

Il provvedimento della gip Tiziana Landoni, che ha deciso di non convalidare il fermo, ha suscitato le critiche della presidente del Consiglio, aprendo un confronto politico e istituzionale sul rapporto tra sicurezza pubblica e garanzie giudiziarie.

La mancata convalida di un fermo riguarda la verifica dei presupposti previsti dalla legge per la privazione della libertà personale e non equivale, di per sé, a una pronuncia definitiva sulla responsabilità penale dell’indagato.

I consiglieri del Csm: «Dichiarazioni inaccettabili»

Nel documento depositato al Comitato di presidenza, i firmatari definiscono le dichiarazioni della presidente del Consiglio «inaccettabili», ritenendo che superino i limiti della legittima critica ai provvedimenti giudiziari.

Secondo i consiglieri, le parole della premier rischierebbero di delegittimare non soltanto la magistrata coinvolta, ma anche la funzione giurisdizionale.

«Le decisioni giudiziarie possono essere criticate, anche severamente, ma non possono essere rappresentate come un ostacolo alla sicurezza dei cittadini o una mortificazione del lavoro delle Forze dell’ordine», si legge nella richiesta.

Una posizione che richiama la distinzione tra il diritto di esprimere valutazioni politiche sulle decisioni dei giudici e la necessità di salvaguardare l’indipendenza della magistratura.

«Preoccupante che le critiche arrivino dalla più alta autorità di Governo»

I consiglieri sottolineano anche il ruolo istituzionale della presidente del Consiglio.

Nel documento viene giudicato «particolarmente preoccupante» che affermazioni di questo tipo provengano dalla più alta autorità di governo, con il rischio di trasformare provvedimenti giudiziari non condivisi in occasioni di contrapposizione politica.

I firmatari ritengono necessario evitare che il confronto sulle decisioni della magistratura possa compromettere la fiducia dei cittadini nell’esercizio indipendente della giurisdizione.

«La sicurezza collettiva e il rispetto delle garanzie costituzionali non sono valori contrapposti», sottolineano.

La richiesta di tutela e il ruolo del Consiglio superiore della magistratura

L’iniziativa punta a sollecitare un intervento del Csm nell’ambito delle proprie competenze di tutela dell’autonomia e dell’indipendenza dell’ordine giudiziario.

La pratica a tutela è uno strumento attraverso il quale il Consiglio può valutare situazioni nelle quali dichiarazioni o comportamenti esterni siano ritenuti potenzialmente lesivi dell’indipendenza di un magistrato.

La richiesta depositata non costituisce ancora una deliberazione del Consiglio: spetterà agli organi competenti valutare l’apertura e l’eventuale seguito della procedura.

Politica e magistratura, nuovo confronto sulle garanzie costituzionali

Il caso Siher riporta al centro del dibattito il rapporto tra le esigenze di sicurezza pubblica, il potere esecutivo e l’autonomia della magistratura.

Da una parte resta il diritto della politica di esprimere critiche sui provvedimenti giudiziari; dall’altra, i consiglieri firmatari richiamano la necessità che tali valutazioni non si traducano, a loro giudizio, in una delegittimazione dei magistrati.

La richiesta di apertura della pratica a tutela di Tiziana Landoni segna un nuovo passaggio istituzionale nella vicenda, mentre si attende la decisione del Comitato di presidenza del Csm sull’iniziativa presentata. (PRIMANOTIZIE)

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