Tumori testa-collo, Francesco Perri: “Il cancro consuma i nutrienti e fa in modo che l’organismo vada in ipercatabolismo”

Dallo studio Improve Head and Neck del Pascale i dati parlano chiaro: “Importantissimo curare la malnutrizione inapparente con supporto nutrizionale precoce”

Napoli. «Sebbene non siano ancora disponibili dati definitivi sulla sopravvivenza, i risultati finora osservati sembrano evidenziare una tendenza verso una migliore tollerabilità delle terapie oncologiche nei pazienti che ricevono fin dall’inizio un supporto nutrizionale precoce, secondo l’approccio definito early nutrition. Si tratta di un dato incoraggiante, che suggerisce come un intervento nutrizionale tempestivo possa contribuire non solo a migliorare la gestione e la tollerabilità dei trattamenti, ma anche, in prospettiva, a favorire migliori esiti clinici».

Così il dottor Francesco Perri, Direttore ad interim dell’Unità Operativa Complessa di Oncologia Clinico Sperimentale Testa-Collo con alta specializzazione in ricerca traslazionale presso IRCCS Istituto Nazionale Tumori Fondazione Pascale di Napoli.

Grazie ad uno studio pubblicato sulla rivista internazionale Supportive Care in Cancer intitolato “Beyond reduced intake: tumor metabolism and immune dysregulation drive cancer-related malnutrition in head and neck squamous cell carcinoma (HNSCC)” si dimostra come la malnutrizione in pazienti oncologici sia guidata principalmente da alterazioni metaboliche e infiammatorie provocate direttamente dal tumore. Per questo abbiamo intervistato il dottor Francesco Perri del Pascale.

L’abstract chiaramente menziona la malnutrizione legata al cancro come una sindrome immunometabolica guidata dal tumore. Ecco, in che modo l’immunoregolazione e l’infiammazione sistemica accelerano la perdita di massa muscolare, indipendentemente dalle calorie assunte dal paziente?

(PRIMANOTIZIE) Siamo abituati a considerare il cancro come il risultato di un processo di evoluzione darwiniana, in cui diversi cloni cellulari competono e vengono progressivamente selezionati. In realtà, questa visione rappresenta soltanto una parte di un fenomeno molto più articolato e complesso.

Il cancro, infatti, può essere considerato un vero e proprio sistema cibernetico, nel quale le diverse componenti comunicano continuamente tra loro e con l’organismo che le ospita, attraverso una fitta rete di segnali e interazioni. In questo modo, il tumore è in grado di interferire profondamente con i tre grandi flussi che regolano il funzionamento dell’organismo: il flusso di materia, quello di energia e quello di informazione, quest’ultimo rappresentato in larga misura dai segnali che regolano la risposta immunitaria.

La progressiva alterazione di questi flussi determina una disfunzione sistemica, che trova nella malnutrizione, nella sarcopenia, nella cachessia e nell’immunosoppressione alcune delle sue manifestazioni più importanti.

Ma come riesce il tumore a esercitare un’influenza così profonda sull’intero organismo? Le cellule tumorali, attraverso complessi processi di riprogrammazione genetica e metabolica, acquisiscono la capacità di produrre e rilasciare una serie di mediatori, tra cui citochine e vescicole extracellulari, come gli esosomi, che trasportano macromolecole biologicamente attive e informazioni molecolari.

Questi messaggeri consentono al tumore di comunicare a distanza con diversi tessuti e organi, modificandone il funzionamento. Uno dei principali bersagli è proprio il sistema immunitario, le cui cellule possono essere riprogrammate fino a favorire una condizione di immunosoppressione. È come se il tumore riuscisse a “hackerare” il sistema immunitario, alterandone i meccanismi di regolazione e sfruttandoli a proprio vantaggio.

Ma questa azione non si limita al sistema immunitario. Gli stessi mediatori possono agire anche sul tessuto muscolare e su quello adiposo, favorendo, rispettivamente, la degradazione delle proteine muscolari e la mobilizzazione delle riserve lipidiche. Il risultato è una progressiva perdita di massa muscolare e di tessuto adiposo, accompagnata, in alcuni casi, da un aumento della dispersione energetica sotto forma di calore.

Alcune di queste molecole, inoltre, agiscono direttamente sul sistema nervoso centrale, interferendo con i meccanismi che regolano l’appetito e contribuendo alla comparsa dell’anoressia. Il tumore, dunque, non si limita a crescere e a diffondersi attraverso le metastasi: è anche capace di riprogrammare il metabolismo dell’intero organismo, orientandolo verso una condizione di aumentato consumo energetico e di progressivo deterioramento delle riserve nutrizionali.

In altre parole, il cancro non soltanto utilizza i nutrienti per sostenere la propria crescita, ma induce l’organismo a consumare progressivamente le proprie risorse, alimentando uno stato di ipercatabolismo che contribuisce in maniera determinante alla perdita di massa muscolare, alla malnutrizione e allo sviluppo della cachessia neoplastica.

È proprio questa dimensione sistemica della malattia che rende il supporto nutrizionale e metabolico una componente fondamentale della presa in carico del paziente oncologico

La malnutrizione appunto, che poi è una conseguenza, quindi è un fattore determinante per la tolleranza alle cure e la sopravvivenza. In che modo l’applicazione tempestiva dei risultati dello studio può cambiare l’andamento terapeutico e la qualità della vita dei pazienti che sono affetti appunto da questo kappa squamoso?

La letteratura scientifica ci offre oggi evidenze importanti di come alcuni tumori siano in grado di indurre un’accelerazione dei processi catabolici già nelle fasi precoci della malattia. È il caso, in particolare, delle neoplasie del distretto testa-collo, dell’esofago e del pancreas, nelle quali le alterazioni metaboliche possono manifestarsi molto prima che la malattia raggiunga uno stadio avanzato.

Altre neoplasie, invece, come quelle del colon-retto e della prostata, possono presentare un profilo metabolico differente, talvolta caratterizzato da un metabolismo normale o persino ridotto. In questi pazienti, l’ipercatabolismo può comparire soltanto nelle fasi più avanzate della malattia o, in alcuni casi, non manifestarsi affatto.

Queste differenze ci fanno comprendere quanto sia importante adottare un approccio nutrizionale personalizzato, che tenga conto non soltanto dello stadio della malattia, ma anche delle caratteristiche metaboliche delle diverse neoplasie.

Nel caso dei tumori del distretto testa-collo, in particolare, disponiamo di dati molto significativi a favore di un intervento nutrizionale estremamente precoce, secondo il principio della cosiddetta early nutrition. L’obiettivo è iniziare il supporto nutrizionale fin dal cosiddetto “tempo zero”, ossia già in occasione della prima valutazione multidisciplinare, prima ancora dell’avvio delle terapie oncologiche.

Questo approccio nasce da un’osservazione clinica particolarmente importante: molti pazienti, pur presentando un indice di massa corporea (Body Mass Index, BMI) apparentemente nella norma, mostrano in realtà condizioni di malnutrizione e, non di rado, una significativa riduzione della massa muscolare. Si tratta di forme di malnutrizione che potremmo definire “occulte”, perché non immediatamente riconoscibili attraverso i tradizionali parametri antropometrici e che rischiano, quindi, di essere sottovalutate.

Per identificarle è necessario andare oltre il semplice peso corporeo e ricorrere a strumenti di valutazione più approfonditi, come la bioimpedenziometria, associata all’analisi di specifici parametri bioumorali.

La bioimpedenziometria ci consente di stimare la composizione corporea, valutando la massa magra e, attraverso specifici modelli, la componente muscolare e quella metabolicamente attiva. Integrando queste informazioni con il dosaggio di albumina, prealbumina e alcuni marcatori dell’infiammazione, possiamo ottenere un quadro più completo dello stato nutrizionale e metabolico del paziente, individuando precocemente situazioni di rischio che altrimenti potrebbero passare inosservate.

Il vantaggio è poter intervenire tempestivamente, prima che il deterioramento nutrizionale e muscolare diventi clinicamente evidente e più difficile da contrastare. Un supporto nutrizionale precoce e mirato può infatti contribuire a preservare la massa muscolare, migliorare lo stato nutrizionale e favorire una maggiore tollerabilità dei trattamenti oncologici, con potenziali ricadute positive anche sugli esiti clinici e sulla prognosi.

Ma c’è un altro aspetto, particolarmente interessante, che sta emergendo dai nostri studi: la possibilità che un intervento nutrizionale precoce possa influenzare favorevolmente anche la risposta immunitaria. Abbiamo infatti osservato, nei pazienti sottoposti a early nutrition, una riduzione dei livelli di linfociti T regolatori, comunemente definiti T-Reg, una popolazione cellulare che svolge un ruolo fondamentale nella regolazione della risposta immunitaria e che, nel contesto tumorale, può contribuire ai meccanismi di immunosoppressione.

È un risultato particolarmente stimolante, perché suggerisce che il supporto nutrizionale potrebbe avere effetti che vanno oltre il semplice miglioramento dello stato nutrizionale e della composizione corporea, arrivando potenzialmente a influenzare alcuni meccanismi di regolazione immunitaria.

Naturalmente, si tratta ancora di dati preliminari, che richiedono ulteriori conferme e validazioni scientifiche. Tuttavia, queste osservazioni aprono prospettive interessanti e rafforzano l’idea che la nutrizione non debba essere considerata soltanto un intervento di supporto, ma una componente da integrare precocemente nel percorso terapeutico del paziente oncologico.

Oltre la Diagnosi – Prima Notizie – Prima Communication (PRIMANOTIZIE)

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