Roma, droga ed estorsioni al Laurentino 38: cinque arresti, cocaina dall’estero nascosta nei pacchi di biancheria intima

(PRIMANOTIZIE) ROMA, 7 NOV – Un’organizzazione criminale specializzata nel traffico di cocaina, con collegamenti anche all’estero, che avrebbe rifornito la piazza di spaccio del “5° ponte”, nel quartiere Laurentino 38 di Roma. È quanto emerso da un’indagine della Polizia di Stato che ha portato a cinque arresti, tra misure cautelari e un fermo in flagranza, nell’ambito di un’inchiesta coordinata dalla Procura capitolina.

Gli agenti hanno eseguito quattro misure cautelari, tre in carcere e una agli arresti domiciliari, nei confronti di altrettanti indagati ritenuti coinvolti, a vario titolo, nelle attività dell’organizzazione. Un quinto uomo è stato arrestato in flagranza dopo essere stato trovato in possesso di dosi di cocaina già confezionate per la vendita al dettaglio.

Le accuse contestate, a seconda delle singole posizioni, comprendono traffico e detenzione di sostanze stupefacenti, estorsione, tentata estorsione, lesioni personali aggravate e detenzione abusiva di armi.

Laurentino 38, smantellata la rete di rifornimento della piazza di spaccio

L’operazione è il risultato delle indagini condotte dalla Squadra di polizia giudiziaria del IX Distretto Esposizione, sotto il coordinamento dei magistrati del Dipartimento criminalità diffusa e grave della Procura di Roma.

Secondo la ricostruzione investigativa, il gruppo avrebbe gestito un articolato sistema di approvvigionamento e distribuzione della droga destinata alla piazza di spaccio del “5° ponte”.

L’attività criminale contestata si sarebbe sviluppata tra maggio 2023 e novembre 2025, con la movimentazione di ingenti quantitativi di cocaina, parte dei quali provenienti dall’estero.

Gli investigatori hanno ricostruito i rapporti tra i presunti componenti della rete, le modalità di trasporto degli stupefacenti e i sistemi utilizzati per organizzare le consegne.

Cocaina nascosta nella biancheria intima, mille euro ai prestanome

Uno degli aspetti più significativi dell’indagine riguarda il sistema utilizzato per far arrivare la droga a Roma.

Secondo gli accertamenti, la cocaina veniva nascosta tra capi di biancheria intima e spedita all’interno di pacchi accuratamente imballati, destinati a persone che figuravano come destinatari delle spedizioni.

I pacchi erano intestati a prestanome, incaricati di ricevere la merce senza comparire direttamente nella gestione del traffico di stupefacenti.

Per ogni ritiro, secondo quanto ricostruito dalla Polizia, veniva corrisposto un compenso di mille euro.

Un sistema che avrebbe consentito all’organizzazione di gestire l’arrivo delle partite di droga riducendo l’esposizione diretta dei presunti promotori del traffico.

Messaggistica criptata per organizzare lo spaccio

La rete criminale avrebbe fatto ricorso anche a piattaforme di messaggistica criptata per comunicare e coordinare le attività di spaccio.

L’utilizzo di questi strumenti avrebbe permesso agli indagati di gestire contatti e operazioni attraverso canali digitali riservati.

Gli investigatori hanno ricostruito il funzionamento dell’organizzazione attraverso un’attività investigativa protrattasi per circa due anni, fino all’individuazione dei soggetti ritenuti coinvolti.

Il comunicato non specifica quali applicazioni di messaggistica fossero utilizzate né il quantitativo complessivo di cocaina movimentato.

L’inchiesta partita da un’estorsione per debiti di droga

A far scattare le indagini, circa due anni fa, sarebbe stata la decisione di uno dei collaboratori del presunto capo dell’organizzazione di prendere le distanze dal gruppo.

L’uomo, secondo quanto emerso, era rimasto coinvolto in una controversia legata a debiti non saldati nell’ambito dell’attività di spaccio.

Il presunto responsabile dell’organizzazione avrebbe quindi esercitato pressioni e minacce nei suoi confronti, costringendolo a consegnare somme di denaro contante e a cedere due veicoli come garanzia del debito.

La vicenda ha rappresentato il punto di partenza degli approfondimenti investigativi, successivamente estesi all’intera rete di approvvigionamento e distribuzione degli stupefacenti.

Estorsioni, armi e lesioni: le accuse agli indagati

Il presunto capo dell’organizzazione è gravemente indiziato di estorsione, detenzione e traffico di sostanze stupefacenti e detenzione abusiva di armi.

Tra le persone raggiunte dai provvedimenti figura anche una donna, sottoposta agli arresti domiciliari, alla quale vengono contestati i reati di tentata estorsione e lesioni personali aggravate.

Per gli altri indagati destinatari delle misure cautelari, le contestazioni riguardano la detenzione di sostanze stupefacenti ai fini di spaccio.

Un ulteriore soggetto è stato arrestato in flagranza dopo il ritrovamento di dosi di cocaina pronte per essere immesse sul mercato.

Le differenti ipotesi di reato riflettono, secondo gli investigatori, i ruoli e le condotte attribuite ai singoli soggetti.

Cinque arresti, colpita la rete dello spaccio al “5° ponte”

L’operazione rappresenta un nuovo intervento delle forze dell’ordine contro il traffico di stupefacenti nella periferia sud della Capitale.

Le indagini hanno consentito di ricostruire un presunto sistema criminale che, oltre alla distribuzione della cocaina, avrebbe fatto ricorso a minacce ed estorsioni per recuperare somme di denaro legate allo spaccio.

Il bilancio è di quattro misure cautelari eseguite e un arresto in flagranza, con il coinvolgimento di cinque persone complessivamente. (PRIMANOTIZIE)

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