(PRIMANOTIZIE) STEZZANO – Uno studio di Schneider Electric condotto su 200 decision-maker italiani del settore manifatturiero Food & Beverage e Life Science ha evidenziato che i costi energetici e i fermi impianto incidono per quasi il 40% sul prezzo finale dei beni di largo consumo in Italia. Attualmente queste inefficienze produttive costano alle aziende italiane il 15,6% dei ricavi potenziali, valore superiore alla media globale, con un rischio di crescita fino al 29,2% entro il 2030.
Secondo la ricerca, il settore Life Science registra un tasso di adozione dell’intelligenza artificiale (AI) quasi triplo rispetto al Food & Beverage (22% contro 8%). Le aziende che hanno implementato l’AI industriale mostrano un ritorno economico medio (ROI) attuale del 15%, destinato a salire al 54,9% entro il 2030.
Il rapporto indica come le inefficienze derivino principalmente dalla carenza di competenze dedicate (46,5%) e dalla presenza di sistemi legacy vincolanti (34,5%). Schneider Electric sottolinea che un’automazione aperta e software-defined, indipendente dai singoli fornitori, è fondamentale per creare una base solida che permetta di integrare macchinari eterogenei e massimizzare l’efficacia dell’AI industriale.
Secondo Claudio Giulianetti, Vice President Industrial Automation di Schneider Electric Italia, “l’intelligenza operativa, basata sull’integrazione dei dati di energia, processi e asset, trasforma l’AI industriale da semplice monitoraggio a supporto decisionale per la protezione dei margini e l’incremento delle prestazioni misurabili”.
Lo studio ha rilevato che le aziende di medie dimensioni che adottano soluzioni di automazione aperta possono generare risparmi medi annui di quasi 10 milioni di euro. Tra i pionieri in Italia figurano aziende come Zicaffè, Reepack e GR3N, che hanno già implementato con successo queste tecnologie. (PRIMANOTIZIE)


