(PRIMANOTIZIE) ROMA – Un sondaggio condotto dal sindacato COINA tra 266 lavoratori del Policlinico Gemelli, prevalentemente infermieri, evidenzia gravi criticità all’interno della struttura. A ottobre 2026, il 95,9% dei dipendenti si sente poco o per nulla valorizzato, il 77,1% denuncia organici insufficienti e il 72,9% giudica pesante o molto pesante il proprio carico di lavoro. Il 54,9% si è già attivato concretamente per cambiare azienda, segnalando un crescente malessere che compromette l’eccellenza dell’ospedale.
Secondo Marco Ceccarelli, segretario nazionale di COINA, «Il Gemelli continua a essere un’eccellenza clinica e scientifica, ma rischia di perdere il suo patrimonio più prezioso: le persone». Il sindacato sottolinea come molti professionisti preferiscano strutture private meno prestigiose pur di lavorare in condizioni più sostenibili, e mette in guardia dal fatto che il prestigio non può compensare sacrifici, carenze organizzative e mancato riconoscimento.
Il confronto con i dati del 2023 mostra un peggioramento significativo: la percentuale di lavoratori con bassi livelli di serenità è passata dal 49% al 68,4%, mentre coloro che cercano un’alternativa lavorativa sono cresciuti dal 30,4% al 54,9%. Tra le criticità segnalate vi sono turni fino a 17 ore continuative, doppi turni notturni, riposi sospesi e carichi assistenziali sempre più gravosi.
COINA denuncia anche l’uso intimidatorio delle sanzioni disciplinari, citando il caso di una madre sanzionata per aver rifiutato un turno prolungato per andare a prendere il figlio all’asilo, sottolineando come ciò danneggi la motivazione e la fiducia del personale. Nel sondaggio, il 96,8% degli intervistati sarebbe disposto a lasciare la Fondazione se si presentasse un’opportunità lavorativa più compatibile, con l’aumento della retribuzione e una migliore conciliazione vita-lavoro come principali richieste per restare.
Il sindacato COINA aveva già lanciato l’allarme nel 2023 e continua a sollecitare l’amministrazione del Policlinico a riconoscere e affrontare questa crisi strutturale con interventi mirati, anziché affidarsi a misure emergenziali. Le richieste comprendono organici adeguati, turnazioni sostenibili, rispetto dei diritti al riposo, valorizzazione economica e professionale, confronto sindacale e un rinnovo contrattuale che renda attrattivo il lavoro nella Fondazione.
Ceccarelli conclude: «Quando un infermiere esperto si dimette, non si perde semplicemente un dipendente, ma competenze e continuità assistenziale. La Fondazione deve smettere di considerare la disponibilità illimitata dei dipendenti una soluzione e investire sulle persone, la loro dignità e le loro competenze. Il vero declino di un’eccellenza inizia quando perde le persone che la rendono tale». (PRIMANOTIZIE)


