(PRIMANOTIZIE) ITALIA – In Italia, dagli esperti della Rete degli Istituti Zooprofilattici Sperimentali (Rete IZS) arriva l’allarme sugli attacchi hacker rivolti ai sistemi di refrigerazione dei supermercati, che potrebbero compromettere la catena del freddo e mettere a rischio la sicurezza alimentare e la salute dei consumatori. L’incidente ha interessato diverse regioni, dal Veneto alla Sicilia, passando per Toscana ed Emilia-Romagna.
Secondo Giorgio Varisco, Direttore Generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale della Lombardia e dell’Emilia-Romagna (IZSLER), “il pericolo biologico non cambia, cambia il modo in cui può manifestarsi”. Varisco spiega che un guasto tradizionale è generalmente visibile e gestibile, mentre un attacco informatico può essere silenzioso e colpire gli strumenti di verifica, come sensori e allarmi, compromettendo i sistemi di autocontrollo HACCP e i controlli ufficiali.
Varisco sottolinea che “la valutazione del rischio deve allargarsi: accanto al pericolo microbiologico dobbiamo considerare anche l’integrità dei dati e la vulnerabilità dei sistemi che governano la catena del freddo”. Questo approccio è in linea con la direttiva europea NIS2, che include il settore alimentare tra quelli da proteggere sul piano della cybersicurezza.
Il Centro di Referenza Nazionale per i Rischi Emergenti in Sicurezza Alimentare, ospitato dall’IZSLER, opera per individuare e valutare questi nuovi rischi. Gestisce insieme al Ministero della Salute una piattaforma per raccogliere segnalazioni lungo tutta la filiera alimentare, con la prospettiva di estenderla anche a eventi tecnologici e informatici.
La Rete IZS contribuisce inoltre con la microbiologia predittiva per stimare gli effetti delle anomalie di temperatura sulla crescita dei patogeni e con analisi di laboratorio fondamentali a verificare la sicurezza degli alimenti anche se i dati digitali risultano compromessi. Questo richiede un coordinamento tra servizi veterinari, operatori del settore alimentare e autorità competenti in materia di cybersicurezza.
Il controllo delle temperature è un elemento critico anche al di là delle manomissioni informatiche. Un progetto di ricerca nazionale coordinato dall’IZSLER ha rilevato che la temperatura media dei frigoriferi domestici è di 7,4 °C, e negli scomparti della porta raggiunge 8,3 °C, valori superiori a quelli raccomandati per una corretta conservazione e che favoriscono la proliferazione di microrganismi.
Antonia Ricci, Direttrice Generale dell’Istituto Zooprofilattico Sperimentale delle Venezie, spiega che a temperature intorno ai 50 gradi possono moltiplicarsi sia batteri responsabili del deterioramento degli alimenti sia patogeni come Listeria e Salmonella. Questi ultimi possono provocare infezioni gastrointestinali con conseguenze anche gravi. Particolare attenzione va riservata a Clostridium botulinum, responsabile del botulismo, le cui tossine possono essere fatali. (PRIMANOTIZIE)


