Scioperi in 115 porti di 22 paesi contro il traffico di armi il 30 ottobre 2026

(PRIMANOTIZIE) Il 30 ottobre 2026 si è svolta una giornata internazionale di lotta contro il traffico di armi nei porti, con la partecipazione di circa 115 porti in 22 paesi distribuiti su 5 continenti. L’iniziativa, iniziata alle 6 del mattino nel porto di Melbourne, Australia, si è conclusa con manifestazioni nei porti di Oakland e San Francisco, California.

La mobilitazione è stata organizzata e supportata da oltre 25 associazioni sindacali di lavoratori portuali di tutto il mondo con lo slogan “il portuale non lavora per la guerra”. Gli scioperi più significativi si sono registrati nell’area del Mediterraneo, dove sindacati come CGT in Francia, USB e Orsa Porti in Italia, Enedep in Grecia e Liman-Is in Turchia hanno indetto scioperi di 24 ore con ampia adesione.

Altri scioperi di durata inferiore hanno interessato i porti di Tangeri Med, i porti dei Paesi Baschi, numerosi porti spagnoli, Cipro, mentre in India uno sciopero previsto in 11 porti è stato sospeso per condizioni meteorologiche avverse. Numerosi picchetti e dimostrazioni si sono svolti inoltre in porti del Nord Europa, come Amburgo, Dublino e Cork, e in America Latina, tra cui i porti di Veracruz (Messico), Espiritu Santo e Itajal (Brasile) e Montevideo (Uruguay).

La mobilitazione ha ricevuto sostegno da molte federazioni sindacali nazionali e internazionali, con particolare rilevanza per le associazioni palestinesi e cubane. La dichiarazione di Istanbul, che condanna il genocidio palestinese e il blocco a Cuba, è stata citata come punto di riferimento della giornata.

In Grecia, oltre ai portuali, sono scesi in sciopero anche lavoratori di altri settori, specialmente nella zona del Pireo e dell’Attica, mentre in Italia i portuali hanno partecipato a uno sciopero generale tra i più grandi della storia recente.

Secondo stime fornite da NHG, solo gli scioperi di 24 ore hanno comportato il blocco di circa 55.000 container, causando un costo stimato in 60 milioni di euro, senza considerare i ritardi successivi e altri effetti economici legati a scioperi di durata inferiore e mobilitazioni più ampie.

L’iniziativa ha inteso dimostrare la solidarietà internazionale dei lavoratori portuali e la loro volontà di opporsi alla guerra, alla militarizzazione delle infrastrutture e all’automazione, proponendo un modello di lotta che intende coinvolgere sempre più settori e paesi per le prossime azioni. (PRIMANOTIZIE)

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