(PRIMANOTIZIE) MILANO – Un’indagine condotta da Altroconsumo su oltre 1.000 consumatori italiani rivela che l’83% ritiene scorretto e poco etico buttare alimenti commestibili e l’80% riconosce l’impatto ambientale dello spreco alimentare. Nonostante questa consapevolezza, più della metà degli intervistati ammette di sprecare abitualmente almeno un po’ di cibo in casa.
La ricerca, svolta tra agosto e settembre 2026 in Italia e altri tre Paesi europei, mette in luce come la gestione degli acquisti e dei pasti, le difficoltà nel riutilizzare gli avanzi e la scarsa chiarezza di alcune informazioni sulle confezioni contribuiscano allo spreco di cibo.
In particolare, il fenomeno è più evidente tra i giovani tra i 18 e i 34 anni, con una persona su cinque che dichiara di gettare via abbastanza o molto cibo ogni settimana, mentre la percentuale diminuisce nelle fasce d’età maggiori. L’indagine evidenzia inoltre che chi pianifica gli acquisti ha una probabilità inferiore del 40% di sprecare alimenti, mentre gli acquisti impulsivi aumentano il rischio di spreco.
La diffusione della cultura del riutilizzo è ostacolata anche da barriere culturali, come l’imbarazzo nel chiedere la doggy bag al ristorante, pratica che solo il 66% di chi lascia avanzi utilizza almeno qualche volta.
Particolare attenzione è richiesta per la chiarezza delle etichette alimentari: solo il 15% degli intervistati conosce correttamente la differenza tra “da consumarsi entro” e “da consumarsi preferibilmente entro”. Il 70% dei consumatori desidera informazioni più chiare su queste diciture, mentre il 65% vorrebbe indicazioni obbligatorie sulla sostenibilità in etichetta.
Nonostante l’80% degli intervistati riconosca l’impatto ambientale dello spreco, il prezzo, il gusto e le promozioni restano i principali criteri di scelta, con la sostenibilità che viene spesso considerata secondaria. Il 67% acquisterebbe prodotti prossimi alla scadenza se fossero scontati del 33%.
Federico Cavallo, Responsabile Relazioni Esterne di Altroconsumo, sottolinea che dopo dieci anni dalla Legge Gadda, che ha permesso il recupero di 3,7 milioni di tonnellate di cibo, è necessario un ulteriore passo per ridurre lo spreco alla fonte, facilitando comportamenti quotidiani attraverso etichette comprensibili, promozioni adeguate e politiche pubbliche efficaci. (PRIMANOTIZIE)


