(PRIMANOTIZIE) MADRID – Il silenzio delle campagne di Toledo squarciato dalle sirene delle ambulanze, mentre i soccorritori si fanno strada tra gli ammassi di lamiere dei vagoni precipitati lungo la scarpata. Poco lontano, familiari attendono notizie dei propri cari, aggrappati alla speranza di una telefonata. È una scena di devastazione quella che si presenta al chilometro 118 della linea ferroviaria Madrid-Siviglia, nei pressi di Urda, dove lo scontro tra due treni ad alta velocità ha provocato almeno 68 morti e 107 feriti, 18 dei quali in gravi condizioni.
Un bilancio drammatico, ancora provvisorio, mentre proseguono le operazioni di recupero delle vittime e di identificazione delle salme. Decine le persone che risultano ancora disperse, tra cui due cittadine italiane, secondo l’ultimo aggiornamento dell’Unità di crisi della Farnesina.
Un altro connazionale è ricoverato in ospedale, mentre quattro italiani che viaggiavano sui convogli coinvolti sono stati rintracciati e risultano in buone condizioni.
La tragedia riapre interrogativi sulla sicurezza dell’alta velocità spagnola, già duramente colpita appena nove mesi fa dal disastro ferroviario di Adamuz, in provincia di Cordoba, costato la vita a 46 persone.
Due italiane disperse, la Farnesina segue le operazioni di identificazione
Il ministero degli Esteri italiano continua a monitorare la situazione attraverso l’Unità di crisi e i contatti con le autorità spagnole.
Il nuovo bilancio dei connazionali coinvolti indica tre donne ancora disperse, un italiano ricoverato e quattro passeggeri in condizioni stabili.
Il dato aggiorna le precedenti comunicazioni, nelle quali erano state indicate tre cittadine italiane disperse. La situazione resta comunque in evoluzione, in attesa che siano completate le operazioni di identificazione delle vittime.
Le autorità spagnole stanno lavorando per ricostruire l’identità delle persone decedute e fornire risposte alle famiglie che attendono notizie.
Renfe contro Iryo, lo schianto a 200 chilometri orari
Nell’incidente sono rimasti coinvolti un treno AVE della compagnia pubblica Renfe e un convoglio Iryo, società partecipata da FS Internacional.
A bordo dei due treni viaggiavano rispettivamente 397 e 147 persone, tra le quali anche un neonato.
Secondo la ricostruzione fornita dal ministro spagnolo dei Trasporti Óscar Puente, la collisione è avvenuta alle 8.54 del mattino, quando il convoglio Renfe ha raggiunto e tamponato il treno Iryo, fermo sui binari a causa di un problema al sistema di controllo ferroviario.
L’AVE avrebbe viaggiato a una velocità prossima ai 200 chilometri orari, provocando un impatto devastante.
Le carrozze maggiormente coinvolte sono state distrutte e diversi vagoni sono precipitati lungo la scarpata ferroviaria.
Il guasto al sistema LZB e l’ordine di ripartire
Gli investigatori stanno concentrando l’attenzione sui minuti che hanno preceduto lo scontro.
Secondo la ricostruzione illustrata dal ministro Puente, intorno alle 8.30 un’avaria alle comunicazioni di tre computer della rete ferroviaria avrebbe provocato il blocco del sistema automatico di sicurezza LZB lungo un tratto di circa 63 chilometri.
Il malfunzionamento avrebbe determinato l’arresto automatico di sei treni in circolazione, compresi i due successivamente coinvolti nella collisione.
Con il sistema principale fuori servizio, la gestione del traffico sarebbe passata al centro di controllo di Adif nella stazione madrilena di Atocha.
È proprio in questa fase che, secondo il ministro, potrebbe essersi verificato l’errore determinante.
Nonostante il treno Iryo fosse ancora fermo sulla linea, il convoglio Renfe avrebbe ricevuto l’autorizzazione a riprendere la marcia a velocità normale.
Il ministro Puente: «C’era un semaforo rosso, ma il treno è ripartito»
A sollevare i maggiori interrogativi è il mancato rispetto delle condizioni di sicurezza che avrebbero dovuto regolare la circolazione dopo il guasto.
«C’era un semaforo rosso che impediva la ripresa della marcia, nonostante ciò il treno AVE è stato autorizzato a ripartire», ha spiegato Óscar Puente.
Secondo la ricostruzione, il convoglio Renfe avrebbe percorso circa 25 chilometri in 17 minuti, prima di raggiungere il treno Iryo fermo davanti a sé.
Una sequenza definita dal ministro «inspiegabile».
«Un tamponamento sulla rete ferroviaria spagnola è qualcosa davvero di inverosimile», ha aggiunto Puente.
Le dichiarazioni del ministro si aggiungono alle registrazioni audio diffuse dal quotidiano El País e dall’emittente pubblica Tve, che documenterebbero le comunicazioni tra i macchinisti e il centro di controllo nei minuti precedenti all’incidente.
Le registrazioni audio e l’ipotesi dell’errore umano
Secondo quanto emerso dalle registrazioni, alle 8.36 il macchinista dell’AVE avrebbe ricevuto l’autorizzazione a riprendere la marcia normale, nonostante l’interruzione del sistema automatico di controllo.
Alle 8.41, la conducente del treno Iryo avrebbe segnalato problemi di connessione con il sistema LZB.
Sette minuti dopo, alle 8.48, la macchinista avrebbe comunicato di essere ancora ferma davanti al segnale d’ingresso a Urda.
«Il treno non mi permette di avviare il sistema LZB. Per questo sono ancora ferma», avrebbe riferito al centro di controllo.
Dalle conversazioni pubblicate non emergerebbe un successivo ordine di arresto rivolto al treno AVE, che nel frattempo aveva ripreso velocità.
L’inchiesta dovrà chiarire perché sia stata autorizzata la ripartenza e se siano state rispettate le procedure di sicurezza previste in caso di guasto.
L’errore umano rappresenta attualmente una delle principali ipotesi investigative, ma le eventuali responsabilità dovranno essere accertate attraverso gli approfondimenti tecnici e giudiziari.
Sanchez sul luogo della tragedia: «Tutta la Spagna è in lutto»
Sul luogo dell’incidente è arrivato il presidente del governo spagnolo Pedro Sánchez, accompagnato dal presidente della Castiglia-La Mancia, Emiliano García-Page.
«Tutta la Spagna è in lutto», ha dichiarato Sánchez, annunciando tre giorni di lutto nazionale.
Il premier ha richiamato anche il precedente incidente ferroviario di Adamuz, avvenuto appena nove mesi fa lungo lo stesso corridoio ferroviario tra Madrid e l’Andalusia.
«Non è ammissibile, in un Paese come il nostro, soffrire due incidenti mortali nell’alta velocità in un anno», ha affermato.
Sánchez ha promesso che sarà fatta piena luce sulle cause della collisione.
«Se ci sono state negligenze, si saprà. Ora la priorità è salvare vite», ha aggiunto.
Da Adamuz a Toledo, due tragedie in nove mesi
Il nuovo disastro riapre una ferita ancora recente per la Spagna.
Nove mesi fa, ad Adamuz, nella provincia di Cordoba, un treno Iryo era deragliato scontrandosi con un convoglio Alvia di Renfe, provocando 46 morti.
Anche in quell’occasione la tragedia aveva alimentato il dibattito sulla sicurezza ferroviaria, sulla manutenzione delle infrastrutture e sull’efficienza dei sistemi di controllo.
La rete spagnola dell’alta velocità, estesa per quasi 4.000 chilometri, rappresenta uno degli elementi più importanti del sistema nazionale dei trasporti.
Il nuovo incidente pone nuovamente al centro dell’attenzione l’affidabilità delle procedure di sicurezza e la gestione delle emergenze.
Sciopero dei macchinisti, treni sospesi fino a dicembre
La tragedia arriva alla vigilia di una giornata di sciopero proclamata dai sindacati dei macchinisti spagnoli.
Le organizzazioni sindacali contestano la mancata attuazione completa delle misure di sicurezza precedentemente concordate con Adif e Renfe.
Sul fronte della circolazione, Adif ha annunciato la sospensione dei collegamenti ferroviari tra Madrid e l’Andalusia, mentre Renfe ha bloccato la vendita dei biglietti sulle tratte interessate fino al 13 dicembre.
Il ministro Puente ha ribadito che il sistema ferroviario spagnolo resta sicuro, pur riconoscendo che possono verificarsi errori.
Una tragedia ancora senza risposte definitive
Mentre gli investigatori analizzano le registrazioni, le procedure di controllo e il funzionamento dei sistemi automatici, la Spagna affronta le conseguenze di uno dei più gravi incidenti ferroviari della sua storia recente.
Il bilancio provvisorio di 68 morti e 107 feriti potrebbe aggravarsi, mentre continuano le ricerche dei dispersi e le operazioni di identificazione delle vittime.
Per l’Italia resta l’angoscia per le due connazionali delle quali non si hanno ancora notizie. (PRIMANOTIZIE)


