(PRIMANOTIZIE) Oltre un milione di giovani, prevalentemente studenti, è sceso in piazza in ottobre in più di dieci Paesi europei per manifestare contro le condizioni delle scuole e università, il caro-vita, la scarsità di case a prezzi accessibili e l’accesso alle cure sanitarie. Secondo Angela Casilli, l’Europa sta dimostrando un’incapacità di ascoltare queste rivendicazioni, che preparano una crisi politica e sociale.
Le proteste sono nate in un contesto di inflazione aggravata dalla guerra, colpendo una generazione giovane, numericamente minoritaria a causa della recessione demografica, e poco considerata da un sistema politico focalizzato sugli elettori più anziani. Casilli sottolinea che, a differenza delle rivolte del ’68 che chiedevano la condivisione dei benefici della crescita, oggi i giovani chiedono che i costi della stagnazione non ricadano su di loro.
Le richieste includono una dignità restituita dal sistema educativo, soprattutto in vista delle minacce dell’intelligenza artificiale che potrebbe eliminare molti posti di lavoro, e contratti di lavoro dignitosi in un mercato frammentato tra lavoratori iperprotetti e lavoratori iperprecari sottopagati. Inoltre, i giovani chiedono un’Europa più forte di fronte a potenze come Cina, Stati Uniti e Russia, e un impegno concreto contro il cambiamento climatico che non accentui le disuguaglianze sociali.
Casilli mette in guardia dal vedere queste manifestazioni come semplici problemi di ordine pubblico o strumentalizzazioni di potenze straniere, come la Russia. La maggioranza dei manifestanti è composta da cittadini civili che chiedono attenzione e ascolto, un appello a cui l’Europa è chiamata a rispondere per evitare una crisi profonda. (PRIMANOTIZIE)


