Tetto agli studenti stranieri nelle scuole, l’Ue avverte l’Italia: «I trattati vietano discriminazioni per nazionalità»

(PRIMANOTIZIE) BRUXELLES, 3 NOV – La Commissione europea accende i riflettori sul decreto legge italiano sulla scuola e richiama il governo al rispetto delle norme comunitarie contro le discriminazioni. Al centro dell’attenzione c’è il tema del tetto alla presenza di studenti stranieri nelle classi, una misura sulla quale Bruxelles ribadisce un principio fondamentale: i trattati dell’Unione europea vietano le discriminazioni basate sulla nazionalità, sia dirette sia indirette.

La posizione è stata espressa dalla vicepresidente della Commissione europea Roxana Mînzatu, in risposta a un’interrogazione presentata dal Partito Democratico al Parlamento europeo.

L’esecutivo comunitario ha fatto sapere di seguire attentamente gli sviluppi legislativi del provvedimento italiano, ricordando che eventuali limitazioni fondate sulla nazionalità devono rispettare rigorosamente il diritto dell’Unione.

Scuola, Bruxelles monitora il decreto italiano

La Commissione europea ha confermato di seguire con attenzione l’evoluzione della normativa italiana in materia di istruzione.

La questione è stata sollevata dagli europarlamentari del Partito Democratico, che hanno chiesto chiarimenti sulla compatibilità delle disposizioni previste dal decreto con i principi europei di uguaglianza e non discriminazione.

Nella risposta, la vicepresidente Mînzatu ha richiamato il quadro giuridico dell’Unione, sottolineando che il divieto di discriminazione per nazionalità rappresenta uno dei principi sanciti dai trattati.

La Commissione non ha annunciato, nelle dichiarazioni riportate, l’apertura di una procedura d’infrazione nei confronti dell’Italia.

«Vietate discriminazioni dirette e indirette»

Il punto centrale della risposta europea riguarda la distinzione tra discriminazioni dirette e indirette.

Le prime si verificano quando una persona riceve un trattamento differente esplicitamente in ragione della propria nazionalità.

Le seconde possono emergere quando una disposizione apparentemente neutrale produce, nella sua applicazione concreta, uno svantaggio particolare per determinate categorie di persone.

Mînzatu ha ricordato che il diritto dell’Unione europea vieta entrambe le forme di discriminazione fondate sulla nazionalità, nei rispettivi ambiti di applicazione.

Il richiamo assume particolare rilievo nel dibattito sul possibile limite alla presenza di alunni stranieri nelle classi italiane.

Le deroghe previste dai trattati europei

La vicepresidente della Commissione ha precisato che il diritto europeo consente deroghe al principio di non discriminazione soltanto quando queste siano espressamente previste dai trattati.

Tra le possibili giustificazioni figurano motivi di ordine pubblico, pubblica sicurezza o sanità pubblica.

Si tratta tuttavia di eccezioni soggette a condizioni rigorose, che non possono essere applicate in maniera generalizzata.

La Commissione ha infatti sottolineato che tali deroghe devono essere interpretate «restrittivamente», nel rispetto dei principi e delle garanzie previsti dall’ordinamento europeo.

Il nodo dell’integrazione nelle classi italiane

La questione del tetto agli studenti stranieri si inserisce nel più ampio confronto sulle politiche scolastiche e sull’integrazione degli alunni con cittadinanza non italiana.

Il tema riguarda l’organizzazione delle classi, l’accesso all’istruzione e la necessità di garantire pari opportunità educative.

Il richiamo della Commissione europea pone l’attenzione sulla compatibilità delle eventuali limitazioni con il principio di uguaglianza, senza entrare, nelle dichiarazioni disponibili, nel merito delle singole disposizioni del decreto italiano.

Per una valutazione giuridica definitiva sarà necessario esaminare il testo della normativa e le modalità concrete della sua applicazione.

Nessuna bocciatura formale, ma un richiamo ai principi europei

La risposta di Bruxelles non equivale, allo stato delle informazioni disponibili, a una dichiarazione formale di illegittimità del decreto italiano.

La Commissione ha comunicato di seguire gli sviluppi legislativi e ha ricordato i limiti imposti dal diritto dell’Unione alle discriminazioni basate sulla nazionalità.

Il messaggio politico e giuridico è comunque significativo: qualsiasi misura nazionale che introduca differenze di trattamento fondate sulla nazionalità deve rispettare i trattati europei e le condizioni rigorose previste per eventuali deroghe.

Il confronto sul decreto scuola resta quindi aperto, mentre la Commissione europea continuerà a monitorarne l’evoluzione. (PRIMANOTIZIE)

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