(PRIMANOTIZIE) Il 27 ottobre, in occasione della Giornata mondiale della Terapia occupazionale, la Commissione di albo nazionale dei Terapisti occupazionali ha evidenziato che in Italia quasi un cittadino su due (44,9%) necessita di riabilitazione. Tuttavia, guarire da una malattia non sempre coincide con il ritorno all’autonomia e alla partecipazione alla vita sociale, motivo per cui si chiede di considerare autonomia e partecipazione come terzo indicatore di salute pubblica, accanto a mortalità e morbilità.
Michela Bentivegna, presidente della Commissione, ha sottolineato come il valore della terapia occupazionale risieda nel promuovere il protagonismo della persona, rendendola non solo destinataria di cure ma soggetto attivo capace di scelte e di piene partecipazione alla comunità.
La terapia occupazionale si traduce in azioni concrete, come il mantenimento delle abitudini con patologie come la demenza, il recupero del lavoro dopo un ictus o la ricostruzione di una quotidianità autonoma dopo lesioni gravi. Questa pratica considera aspetti fisici, cognitivi ed emotivi, oltre all’ambiente di vita del paziente.
Studi recenti riportano notevoli benefici della terapia occupazionale nel recupero lavorativo e nella partecipazione sociale, tuttavia persiste una carenza di terapisti occupazionali nel Paese. Le Regioni segnalano un fabbisogno superiore alla capacità formativa attuale, limite che potrebbe ostacolare lo sviluppo dell’assistenza territoriale e delle Case della comunità.
La Commissione ribadisce quindi l’urgenza di garantire un adeguato numero di terapisti occupazionali per assicurare un accesso equo e appropriato alla riabilitazione su tutto il territorio nazionale, ponendo l’autonomia e la partecipazione al centro delle politiche sanitarie. (PRIMANOTIZIE)


