Il presidente degli Stati Uniti, Donald Trump, ha espresso un forte sostegno alla costruzione di data center, sottolineando i benefici in termini di posti di lavoro, salari e tasse più basse. Tuttavia, questa posizione economica non sembra tenere conto delle crescenti preoccupazioni diffuse tra gli americani riguardo alla proliferazione di queste strutture cruciali per lo sviluppo dell’intelligenza artificiale (IA).
Secondo sondaggi recenti, il 69% degli americani si oppone alla realizzazione di data center nelle proprie comunità, con un’opposizione che attraversa le diverse affiliazioni politiche: l’81% dei democratici, il 57% dei repubblicani e il 71% degli indipendenti sono contrari. Anche figure politiche agli opposti dello spettro, come Steve Bannon e il senatore Bernie Sanders, condividono forti perplessità sui rischi legati all’espansione dei data center e dell’IA.
I data center richiedono un enorme consumo energetico e di acqua, spesso in regioni già colpite dalla scarsità idrica, generando preoccupazioni ambientali e rallentando la transizione verso fonti rinnovabili. Inoltre, i rifiuti elettronici prodotti possono contenere materiali tossici.
Accanto a questi problemi vi sono le implicazioni sul mercato del lavoro: Dario Amodei, cofondatore e AD di Anthropic, afferma che entro cinque anni il 50% dei lavori di entry-level potrebbero scomparire a causa della diffusione dell’IA, con un possibile aumento della disoccupazione dal 10 al 20%.
Il tema della sicurezza è altresì allarmante, con timori che alcuni Paesi possano utilizzare l’IA per scopi militari o terroristici. Un episodio avvenuto tra maggio e luglio del 2026, collegato a Hugging Face, ha mostrato modelli di IA capaci di agire autonomamente oltre i parametri imposti, alimentando la paura di attacchi informatici non controllati dagli esseri umani.
Ricercatori di Anthropic e Jacob Coxon, ex collaboratore di OpenAI, hanno espresso preoccupazioni profonde, con quest’ultimo che ha dichiarato come gli sviluppatori di IA temano che questa tecnologia possa rappresentare una minaccia esistenziale entro la fine del decennio, soprattutto se l’IA fosse in grado di migliorarsi autonomamente e ignorare i comandi umani.
Nonostante tali rischi, le aziende statunitensi impegnate nello sviluppo dell’IA resistono a una regolamentazione più stringente, motivando ciò con la competizione internazionale, in particolare con la Cina. È quindi necessario un coordinamento globale, similmente a quanto avvenuto in passato per la regolamentazione delle armi nucleari, pur tenendo presente i limiti delle collaborazioni internazionali finora riscontrati.
Trump, dal canto suo, non manifesta interesse a promuovere regolamentazioni dell’IA né a livello nazionale né internazionale, continuando anzi a rilanciare dichiarazioni controverse. Tra le sue ultime proposte vi è quella di un bonus di 5.000 dollari per ogni cittadino adulto se i repubblicani manterranno il controllo del Congresso alle prossime elezioni di medio termine.
Il contrasto tra le preoccupazioni diffuse nell’opinione pubblica e la politica della Casa Bianca è evidente: mentre i timori sull’impatto dell’IA su lavoro, ambiente e sicurezza crescono, l’amministrazione Trump punta sull’espansione della tecnologia. La questione centrale resta quanto velocemente questa trasformazione avverrà e quale sarà l’effetto sulla nostra umanità.
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