Il Milan dei portoghesi prende forma, ma dietro non c’è solo Amorim

Iniziano a delinearsi le fattezze del nuovo Milan, che si presenterà al mondo con una faccia molto diversa rispetto a quella della squadra e del club che in primavera ha mancato la qualificazione alla Champions League. Ma con un paio di caratteristiche che rappresenteranno un filo conduttore con un lontano, vincente passato. Sebbene solo a livello di involucro, e non di contenuto.

Il tutto è iniziato oltre un mese fa: per la precisione il 25 maggio 2026. Quel giorno, all’indomani della sportivamente tragica sconfitta di San Siro contro il Cagliari, Gerry Cardinale sancì in un unico comunicato stampa la separazione dall’allenatore Massimiliano Allegri, l’amministratore delegato Giorgio Furlani, il direttore sportivo Igli Tare e il direttore tecnico Geoffrey Moncada. Un azzeramento senza precedenti per il Diavolo e non solo, che di fatto il numero uno di RedBird incentrò tutto intorno a sé e a una figura divenuta nel corso del tempo estremamente divisiva per l’ambiente: il «senior advisor» Zlatan Ibrahimovic. Ma dopo oltre un mese di fitta nebbia, nel frattempo sembra filtrare la luce sulle intenzioni del nuovo corso societario.

Lo si capisce dalle parole che hanno accompagnato la presentazione di Massimo Calvelli, il nuovo amministratore delegato. «Da quando è entrato in RedBird lo scorso anno, Massimo si è distinto come leader e promotore di un modello organizzativo capace di valorizzare le persone e promuovere una cultura di collaborazione e professionalità. Il mandato è chiaro: vogliamo giocare per vincere, anziché per non perdere, in tutto ciò che riguarda il Milan, ma soprattutto in campo», ha promesso Cardinale. E il suo AD ha mantenuto la linea: «Il mandato ricevuto da Gerry è chiaro: riportare nel Milan una cultura della vittoria e dei risultati, dentro e fuori dal campo, all’altezza della storia che questo club rappresenta nel calcio europeo e dei suoi oltre 600 milioni di tifosi nel mondo». Da qui l’ingaggio di Rúben Amorim come allenatore e strategie di mercato che sembrano già seguire un filo conduttore e soprattutto una logica. Proprio quello che negli ultimi tempi era sembrato mancare intorno ai rossoneri.

Fiore all’occhiello di questa fase è indubbiamente Gonçalo Ramos, forte centravanti classe 2001 che arriverà dal PSG (manca solo la firma) portando al Milan esperienza internazionale e – auspicabilmente – molti gol. L’attaccante lusitano si appresta oltretutto a diventare l’acquisto più oneroso della storia del club, con un’operazione da 70 milioni di euro che straccerà il precedente record fissato dal connazionale Rafa Leão (pagato poco meno di 50 milioni nel 2019). La scelta di questo specifico giocatore sembra oltretutto tracciare una linea non inedita nella storia del Milan. Quello allenato da Arrigo Sacchi negli anni ’80 e ’90, che vinse tantissimo, era la squadra «degli olandesi». Quello che si sta formando in queste settimane potrebbe seriamente diventare quello «dei portoghesi». Proprio come il loro allenatore, dato certamente non casuale, ma anche come un’altra personalità che sembra diventata ancora più centrale che in passato.

Amorim ha infatti già stilato una lista della spesa che parla tantissimo portoghese. Oltre a Ramos, al Milan potrebbero infatti unirsi ben presto anche il trequartista Pedro Gonçalves o l’ala Francisco Trincão, entrambi oggi allo Sporting, il difensore centrale Antonio Silva del Benfica e anche Tiago Gabriel del Lecce, che può giocare in mezzo o largo a destra. Chiaro che il neo allenatore rossonero abbia una maggiore conoscenza dei propri connazionali, ma è impossibile non notare che questa tendenza sia iniziata prima del suo arrivo a Milanello.

Detto infatti di Leão, negli ultimi anni il Milan ha avuto in rosa anche il deludente João Félix senza dimenticare le amare parentesi in panchina di Paulo Fonseca e Sérgio Conceição e, qualche anno prima, il flop di André Silva. Dei sei giocatori portoghesi della oltre centoventicinquennale storia rossonera (Ramos è il settimo), quattro sono stati ingaggiati solo dal 2017 ad oggi. Il nuovo centravanti sarà il quinto, e potrebbe essere raggiunto da altri compagni di Nazionale. Motore immobile dietro tutto questo non è però il solo Amorim. Sarebbe infatti miope ignorare il ruolo di Jorge Mendes, potentissimo procuratore che negli ultimi anni sta concludendo numerosi affari con il Diavolo. E qui il precedente non porta a Sacchi, ma a una figura molto più recente: quella di Mino Raiola, che dal 2010 vestì di rossonero in pochi anni Mario Balotelli, Mark van Bommel, Ignazio Abate, Alessio Romagnoli, Giacomo Bonaventura, M’Baye Niang, Rodrigo Ely, i due fratelli Donnarumma. E, probabilmente primo della lista, proprio Zlatan Ibrahimovic. Che sembra realmente chiudere il cerchio tra presente, passato e futuro.

Mike Maignan, portiere del Milan e della Nazionale francese (crediti: X AC Milan)

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