ROMA – Infermiere italiani e internazionali sono tra i professionisti più esposti a rischi per la salute legati soprattutto ai turni notturni. Un approfondimento realizzato dal sindacato Nursing Up, basato su studi scientifici internazionali, evidenzia un aumento significativo della mortalità generale e cardiovascolare tra gli infermieri che lavorano di notte rispetto ai colleghi diurni.
Secondo il Danish Nurse Cohort, su 18.015 infermiere, chi lavora di notte presenta un +26% di mortalità generale e un +71% di mortalità per cause cardiovascolari rispetto ai colleghi diurni. Il Nurses’ Health Study, che ha osservato 74.862 infermiere per 22 anni, mostra un incremento dell’11% nella mortalità generale e del 23% in quella cardiovascolare per chi ha fatto almeno 15 anni di turni notturni rotativi.
Il lavoro notturno è inoltre associato a un aumento del 58% dell’incidenza del diabete e a una più che raddoppiata incidenza di demenza dopo almeno sei anni di lavoro notturno continuativo. L’Agenzia internazionale per la ricerca sul cancro (IARC) dell’OMS classifica il lavoro notturno come “probabilmente cancerogeno per l’uomo” a causa dell’alterazione dei ritmi circadiani.
Per quanto riguarda l’usura fisica, una meta-analisi su 5.153 infermieri europei stima che l’87,8% abbia disturbi muscoloscheletrici legati al lavoro, con lombalgia al 61,4% e disturbi cervicali al 49,9%. L’Organizzazione Mondiale della Sanità segnala che fino al 72% degli infermieri soffre di lombalgia cronica aspecifica.
Il presidente nazionale di Nursing Up, Antonio De Palma, sottolinea che i turni sono indispensabili per garantire l’assistenza continua, ma senza una corretta organizzazione e tempi adeguati di recupero rappresentano un rischio crescente per la salute degli operatori. “La scienza deve entrare nella costruzione dei turni”, afferma De Palma.
Uno studio italiano su 2.355 infermieri notturni ha mostrato una prevalenza del 65,4% di insonnia in questa categoria. Nel periodo 2020-2024, l’INAIL riporta che l’84,4% delle malattie professionali denunciate in ambito sanitario riguarda disturbi del sistema osteomuscolare e del tessuto connettivo.
Nonostante questo quadro, in Italia la professione infermieristica non è ancora riconosciuta come lavoro usurante. Nursing Up rilancia la richiesta di riconoscimento formale per le condizioni di usura professionale legate all’esposizione cumulativa, che comprende notti di lavoro, alterazione del sonno, movimentazione dei pazienti e carichi biomeccanici.
Infine, su scala globale, circa il 30% degli infermieri soffre di burnout, un dato in crescita secondo una meta-analisi internazionale di 94 studi in oltre 30 Paesi. De Palma conclude ricordando che accanto al benessere psicologico, è necessario tutelare anche la salute fisica degli infermieri che subiscono un’usura evitabile durante una carriera lunga decenni.
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