ROMA – Con l’inizio del nuovo anno scolastico, Francesca Pozzi, direttrice dell’Istituto per le tecnologie didattiche del Consiglio nazionale delle ricerche (Cnr-Itd), ha evidenziato le sfide poste dall’integrazione dell’intelligenza artificiale (IA) nel sistema educativo. Pozzi sottolinea come questa tecnologia, entrata rapidamente nelle scuole senza un tempo adeguato per l’analisi e la riflessione, stia modificando in modo profondo le modalità di apprendimento e insegnamento.
Secondo Pozzi, l’uso massiccio delle tecnologie digitali può amplificare le capacità cognitive degli studenti, ma comporta anche il rischio di inibire alcune funzioni se prevale un uso passivo e di delega incondizionata. Già nel passato l’educazione si è confrontata con criticità simili, come l’affidabilità delle fonti nell’era di Internet o il digital divide, ma l’arrivo dell’IA impone un ripensamento più urgente delle pratiche educative.
I dati mostrano come il 94% degli studenti utilizzi l’IA soprattutto fuori dall’ambito scolastico, spesso senza comprenderne il funzionamento e senza rivolgersi alla scuola per un approfondimento consapevole. L’adozione di attività basate sull’IA nella scuola appare ancora disomogenea e a macchia di leopardo sul territorio nazionale, segno che manca una strategia di sistema consolidata.
La vera domanda per l’anno scolastico in partenza non è solo come utilizzare l’IA a scuola, ma quale tipo di scuola costruire in un contesto dove questa tecnologia è ormai parte della vita quotidiana degli studenti. Occorre pertanto un ripensamento complessivo dei metodi, degli strumenti, dei curricula e dell’organizzazione scolastica, partendo dall’identità degli studenti e degli insegnanti e dalle competenze necessarie.
Francesca Pozzi invita a rafforzare le alleanze tra scuola, ricerca e decisori politici per costruire una conoscenza condivisa che permetta di governare l’innovazione in modo consapevole, evitando sia l’adozione acritica delle tecnologie sia il rischio di non gestire il cambiamento. Il Cnr-ITD intende contribuire a questo processo creando spazi di dialogo e progettazione con insegnanti, ricercatori e policy maker per il futuro della scuola italiana.
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