Il 76% degli italiani modifica la spesa per prodotti più salutari e sostenibili

MILANO – Secondo la quarta edizione del Visionary CEO Guide to Sustainability 2026 di Bain & Company, l’85% dei consumatori italiani manifesta preoccupazione per la sostenibilità ambientale, in aumento rispetto all’81% dell’anno precedente e in linea con la media globale. Un elemento rilevante emerge nella trasformazione delle abitudini di acquisto: il 76% degli italiani modifica il proprio carrello per evitare prodotti contenenti sostanze come PFAS, BPA e microplastiche, potenzialmente dannose per la salute.

Questa attenzione alla sostenibilità attraversa tutte le generazioni italiane, con la Gen Z particolarmente sensibile (92%) ma anche i Boomer a livelli elevati (85%). Gli eventi climatici estremi e il peggioramento della qualità dell’aria rappresentano le principali fonti di preoccupazione.

Matteo Capellini, Partner e responsabile globale della Sustainability Value Creation Solution di Bain & Company, sottolinea come la salute sia diventata un driver sempre più concreto nelle scelte di consumo, evidenziando che la disponibilità media degli italiani a pagare per prodotti che combinano benefici di sostenibilità e salute raggiunge il 18%, valore però ancora inferiore alla media globale.

Sul fronte degli investimenti, negli ultimi dieci anni sono stati allocati 17.000 miliardi di dollari in tecnologie sostenibili, con un picco di 2.400 miliardi nel 2025. Tuttavia, come evidenzia Alessandro Cadei, Senior Partner e responsabile EMEA Energy & Utilities di Bain & Company, questi investimenti sono concentrati principalmente in energia pulita, edilizia e mobilità, mentre settori come agricoltura e risorse naturali, responsabili di una quota significativa delle emissioni globali, hanno ricevuto meno del 10% del capitale complessivo.

Tra 37 tecnologie sostenibili analizzate, solo il solare, le batterie e i veicoli elettrici hanno superato le aspettative di adozione entro il 2025. Inoltre, il report segnala una percezione sovrastimata dell’impatto energetico dell’intelligenza artificiale, che rappresenterà circa l’1% del consumo globale nei prossimi tre anni, mentre è attualmente temuta in misura superiore da consumatori e dirigenti.

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