
Con “Au Revoir”, Dose racconta la forza di lasciarsi alle spalle ciò che non serve più per rinascere. Il brano, viscerale e diretto, unisce barre serrate e flow istintivo in un racconto di emancipazione e consapevolezza. Tra immagini forti e riferimenti personali, l’artista trasforma le ferite in energia creativa.
Nell’intervista per Prima Music, Dose parla del legame con DOOB, dell’importanza dell’istinto in studio e del messaggio di libertà che attraversa tutto il pezzo.
In “Au Revoir” la musicalità del testo è centrale: come lavori sull’equilibrio tra parole e ritmo?
Devo dire che con DOOB viene molto facile, come anche con Shareeq. Quindi è un processo che viene da se
Il tuo flow ha una carica viscerale: nasce d’istinto o da un lavoro di precisione in studio?
Assolutamente istinto!
Hai collaborato di nuovo con DOOB: quanto conta la fiducia reciproca nel creare un suono autentico?
Direi molto, essendo che io mi adatto al suo modo di lavorare e lui al mio
In che modo la produzione influenza il messaggio di un brano come questo?
Sicuramente riuscire a far piacere abbastanza il ritmo fino a portare l’ascoltatore ad ascoltare attentamente pure il testo
C’è un momento del pezzo – una barra, un passaggio – che consideri il cuore del brano?
Direi di sì! La frase della seconda strofa “Dare la fiducia a terzi fa a pezzi te stesso”




