I Thëm raccontano “Giacere”

Con “Giacere”, i Thëm raccontano il dolore di chi si sente schiacciato dalle aspettative e dal giudizio, combattendo tra autenticità e finzione. Il brano, crudo e diretto, riflette la loro visione del post-hardcore: sincera, vulnerabile e senza filtri, dove la fragilità diventa forza e la musica un atto di verità.

Il testo parla del giudizio di sé e degli altri. È un tema che vivete anche come band, nella scena musicale indipendente?
Assolutamente no.
Ovviamente ognuno ha il proprio giudizio sul lavoro proprio e degli altri, sarebbe impossibile il contrario.
Apprezziamo e facciamo tesoro delle critiche quando costruttive e spunto per migliorarsi.
Sul giudizio su noi stessi siamo abbastanza cattivi con noi, delle volte è un bene, delle volte meno.

C’è stato un momento in cui avete sentito davvero di “giacere”, di toccare il fondo prima di ripartire?
Come in tutte le relazioni ci sono momenti di down più o meno impattanti, l’importante è avere la voglia e forza di superarle consci di avere un obiettivo comune.

In che modo l’esperienza di “Frames” ha influenzato la vostra scrittura attuale?
Frames è stato il primo lavoro con l’attuale formazione.
Possiamo dire che è stato un bel rodaggio e ci ha fatto scoprire che piega prendere, che anche lì, non abbiamo propriamente dei paletti ma andiamo un po’ a sentimento.
Come modo di scrivere non è cambiato nulla, si parte sempre da riff magari composti a casa o da jam; quindi, da quel punto di visto è tutto inalterato

Avete parlato di un linguaggio più “crudo e diretto”: come si traduce questa scelta nei nuovi brani?
Definirla scelta non è propriamente giusto.
Sia musicalmente che a livello testuale scriviamo senza troppo fronzoli o seguendo degli schemi: quello che è funzionale per il pezzo/progetto si tiene, il superfluo va via.
Quindi direi che questo riassume il concetto

Quanto contano oggi vulnerabilità e sincerità in un genere come il post-hardcore?
Non ti saprei dire quanto conti a livello di genere.
Posso dirti che personalmente (Daniel) mi sono sempre fatto vedere per quello che sono, nel bene e soprattutto nel male, senza nascondere i lati migliori o peggiori.
Lo stesso discorso vale per Pierpaolo e Francesco altrimenti non saremmo qui.
Questa cosa vuoi o non vuoi si traduce nei brani e penso che uno spettatore sappia riconoscere questa “sincerità musicale” e distinguerla dal compitino o il seguire una moda.

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