MILANO – Oltre 91 miliardi di euro di valore della produzione, 7,5 milioni di soci, quasi mezzo milione di lavoratori e circa 10.500 cooperative. È da questi numeri che Legacoop parte per proporre un nuovo “Patto per l’Italia”, un progetto che punta a mettere cooperazione e mutualità al centro delle risposte alle grandi trasformazioni economiche e sociali del Paese.
La proposta sarà presentata alla Biennale dell’Economia Cooperativa, in programma il 9 e 10 ottobre a Milano, attraverso un Manifesto che arriva nell’anno in cui Legacoop celebra i 140 anni dalla propria nascita.
Casa, sanità, invecchiamento della popolazione, lavoro, continuità delle imprese, aree interne, energia, intelligenza artificiale e governo dei dati sono alcuni dei terreni sui quali l’organizzazione propone un confronto con Governo, Parlamento, forze sociali e sistema imprenditoriale.
«Non chiediamo al Paese di proteggere la cooperazione – afferma il presidente di Legacoop, Simone Gamberini – ma proponiamo esattamente il contrario: mettere la cooperazione e la mutualità al servizio dell’Italia. Non serve una politica per una categoria, ma un modello di sviluppo capace di tenere insieme crescita, competitività, partecipazione e coesione sociale. Serve un cambio di passo da parte di tutti».
Sanità e invecchiamento: nel 2040 9,6 milioni di over 75
Alla base della proposta ci sono trasformazioni demografiche e sociali destinate, secondo Legacoop, a incidere profondamente sul futuro del Paese.
Entro il 2040 gli italiani con più di 75 anni aumenteranno di 2,2 milioni, passando dagli attuali 7,4 milioni a 9,6 milioni.
Sul fronte sanitario, già oggi 5,8 milioni di italiani rinunciano a prestazioni sanitarie, mentre circa il 24% della spesa sanitaria complessiva viene sostenuta direttamente dai cittadini.
Numeri che pongono al centro il tema della costruzione di un nuovo welfare territoriale e di prossimità, capace di rispondere all’invecchiamento della popolazione e alla crescita della domanda di assistenza.
Casa, oltre 4 milioni di famiglie spendono più del 30% del reddito
Un’altra emergenza individuata dal Manifesto riguarda l’abitare.
Sono oltre 4 milioni le famiglie che destinano più del 30% del proprio reddito all’affitto o al mutuo, mentre 1,5 milioni vivono, secondo i dati riportati da Legacoop, una condizione di disagio abitativo acuto.
La proposta è quella di sviluppare una politica della casa che privilegi l’abitare stabile rispetto alla rendita, utilizzando anche strumenti mutualistici e cooperativi per ampliare l’accessibilità all’abitazione.
Problemi apparentemente differenti che Legacoop riconduce a un’unica condizione, definita nel Manifesto “solitudine indifesa”.
È quella del giovane che non riesce ad accedere a una casa, del lavoratore che teme la chiusura della propria azienda o le conseguenze dell’innovazione tecnologica, del professionista che affronta da solo mercati sempre più complessi, delle persone fragili davanti ai nuovi bisogni di cura e delle comunità che progressivamente perdono popolazione e servizi.
«Casa, lavoro, welfare, energia, intelligenza artificiale e sviluppo delle aree interne non sono emergenze separate– sottolinea Gamberini –. Sono facce della stessa questione: dobbiamo restituire alle persone la capacità di partecipare e costruire insieme le risposte».
Il Patto per l’Italia e le sette direttrici
Il Manifesto propone l’apertura di una nuova stagione di attuazione dell’articolo 45 della Costituzione, che riconosce la funzione sociale della cooperazione, attraverso un patto tra istituzioni e movimento cooperativo.
Sono sette le direttrici principali sulle quali Legacoop propone di aprire il confronto con Governo e Parlamento:
- semplificare la nascita delle cooperative e riconoscere nuove forme di mutualità;
- arrivare a una disciplina nazionale delle cooperative di comunità;
- rafforzare gli strumenti fiscali e finanziari destinati alla mutualità;
- sviluppare i Workers Buy Out, permettendo ai lavoratori di rilevare aziende in crisi o imprese sane prive di successione;
- favorire aggregazioni e strumenti di finanza paziente;
- rendere maggiormente accessibile la forma cooperativa ai professionisti;
- costruire reti territoriali tra cooperazione, università, ricerca, istituzioni e comunità.
Dalle aree interne alle comunità energetiche
Il progetto si allarga alle principali questioni dello sviluppo economico.
Legacoop propone comunità energetiche e strumenti mutualistici per accompagnare la transizione, politiche industriali basate anche su reti, filiere e consorzi e un rafforzamento della cooperazione nei territori maggiormente esposti allo spopolamento.
Particolare attenzione viene dedicata alle aree interne, dove oltre due terzi delle cooperative di comunità operano nei piccoli comuni.
L’obiettivo indicato è trasformare il “diritto di restare” nella possibilità concreta di creare lavoro, mantenere servizi e generare sviluppo nei territori.
Intelligenza artificiale, Legacoop propone le “cooperative di dati”
Uno dei capitoli più innovativi del Manifesto riguarda la rivoluzione digitale e l’intelligenza artificiale.
Legacoop propone una strategia nazionale per quella che definisce “intelligenza cooperativa”, fondata sulla creazione di cooperative di dati, piattaforme mutualistiche e modelli di intelligenza artificiale trasparenti e verificabili.
L’obiettivo è consentire alle persone di partecipare alla gestione e al valore economico prodotto dai propri dati, evitando che il potere derivante dalla loro concentrazione rimanga esclusivamente nelle mani delle grandi piattaforme digitali.
Un terreno sul quale Legacoop punta ad aprire un nuovo confronto politico e imprenditoriale.
«La rivoluzione digitale, l’intelligenza artificiale, la transizione energetica, l’invecchiamento della popolazione e la crisi demografica cambieranno profondamente il modo in cui produciamo, lavoriamo e viviamo», afferma Gamberini.
«La questione è decidere se persone e comunità dovranno semplicemente subire questi cambiamenti oppure potranno esserne protagoniste».
Gamberini: «140 anni di esperienza per i prossimi vent’anni dell’Italia»
Il filo conduttore del Manifesto è quindi quello di una mutualità aggiornata alle trasformazioni del XXI secolo, non considerata esclusivamente uno strumento del movimento cooperativo, ma un principio attraverso il quale costruire nuove relazioni tra cittadini, imprese, lavoratori, istituzioni e territori.
Ed è proprio dalla storia della cooperazione che Gamberini parte per indicare la prospettiva dei prossimi anni.
«Centoquarant’anni fa la cooperazione nacque per dare una risposta comune a bisogni che le persone, da sole, non riuscivano ad affrontare. Oggi cambiano i bisogni, le tecnologie e le forme del lavoro, ma quella domanda ritorna con una forza sorprendente».
Alla Biennale di Milano, conclude il presidente di Legacoop, «vogliamo mettere 140 anni di esperienza al servizio dei prossimi vent’anni dell’Italia».
«Il nuovo modello di sviluppo che molti cercano non dobbiamo inventarlo da zero. Sappiamo che libertà economica, partecipazione, solidarietà e competitività possono crescere insieme».




