ROMA – A settembre 2026 il prezzo del vino in Italia ha registrato una deflazione del 2,3% rispetto all’anno precedente, mentre l’inflazione generale ha subito un aumento del 4,2%. L’Unione Italiana Vini (UIV) ha evidenziato questa dinamica negativa che mette sotto pressione le imprese vitivinicole nazionali, alle prese con costi di produzione in crescita, specie per energia elettrica, gas, trasporti, logistica e materiali.
Secondo il presidente UIV, Lamberto Frescobaldi, la forbice tra i prezzi di vendita al dettaglio in calo e l’incremento dei costi a monte sta comprimendo i margini delle aziende, rendendo difficile trasferire gli aumenti sui listini. Nonostante il ribasso dei prezzi, le vendite non mostrano segnali di ripresa nella domanda.
Frescobaldi ha chiesto interventi strutturali da parte del Governo italiano e dell’Unione Europea, citando in particolare la necessità di affrontare il costo dell’energia, facilitare l’accesso al credito tramite garanzie pubbliche e introdurre strumenti fiscali per incentivare investimenti in efficienza energetica e riduzione dei costi produttivi.
L’Osservatorio UIV indica che il settore vitivinicolo italiano realizza un fatturato di circa 14 miliardi di euro, per il 55% tramite esportazioni, con un saldo commerciale positivo di 7,2 miliardi. L’indotto occupa circa 900 mila addetti sul territorio nazionale.
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