Export di vino italiano negli Usa rimbalza nel bimestre estivo ma resta in calo annuo

ROMA – Nel bimestre estivo 2026 le esportazioni di vino italiano verso gli Stati Uniti hanno registrato un mini-rimbalzo, con un incremento di quasi il 10% in valore e un aumento dei volumi dell’1,3%, secondo l’Osservatorio Uiv basato su dati ufficiali. Il prezzo medio è cresciuto di oltre l’8%, con previsioni positive anche per agosto, che segue un periodo estivo 2025 segnato da perdite vicine al -30%.

Il segretario generale dell’Unione italiana vini (Uiv), Paolo Castelletti, ha sottolineato che «è presto per pensare a un’inversione di tendenza delle spedizioni oltreoceano, anche perché i consumi statunitensi non stanno ancora ripartendo in modo significativo». Tuttavia, due mesi consecutivi in segno positivo non si registravano dall’inizio del 2025 e questo allevia la tensione di mercato, soprattutto in vista di eventi importanti come il Vinitaly a New York a ottobre.

Castelletti ha evidenziato le criticità per il mercato europeo negli Stati Uniti, tra cui l’indagine sull’«overcapacity» che potrebbe portare a ulteriori dazi, la forte inflazione e la conseguente diminuzione del potere d’acquisto. Per questo motivo, ha aggiunto, «la presenza oltreoceano diventa ancora più importante».

Dal punto di vista statistico, il marketing year 2025/2026 (dal 1° agosto 2025 al 31 luglio 2026) si conferma il peggiore per l’Italia negli ultimi anni. A valori deflazionati, l’export ha raggiunto 1,634 miliardi di euro, con una variazione reale -15% rispetto alla media degli ultimi cinque anni. I volumi sono anch’essi in calo. Le difficoltà derivano da fattori concomitanti quali dazi, dollaro debole e calo strutturale della domanda di vino, che ha colpito tutto l’export extra-UE. Anche la Francia, leader di mercato, ha registrato trend peggiori, con un calo nominale del 22%.

Carlo Flamini, responsabile dell’Osservatorio Uiv, ha spiegato che «il mercato è in una fase di profonda trasformazione», con i dazi che hanno inciso durante un processo di cambiamento da almeno cinque anni. I consumi si stanno spostando non solo all’interno del segmento vino (verso spumanti, cocktail e ready-to-drink), ma anche verso bevande alternative come hard teas e kombucha, più adatte a nuove occasioni di consumo e con packaging orientati a portabilità e comodità.

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