Lando Norris perfetto nella giornata nera di Verstappen a Zandvoort

ZANDVOORT – Zandvoort si mette prepotentemente alle spalle i dubbi del sabato e saluta la Formula 1 con un Gran Premio d’Olanda palpitante e memorabile. Non inganni il fatto che a vincerlo Lando Norris, ossia l’autore della pole position (e sono sei su sei da quando la gara è tornata in calendario) o che il podio sia completato dalle due Mercedes solo invertite di posizione rispetto alla partenza, con Kimi Antonelli davanti a George Russell. Lo spettacolo infatti non manca in pista, agevolato dalle mutevoli condizioni del tempo e soprattutto dalla variabilità delle strategie. Buoni anche i segnali della Ferrari, che chiude con Lewis Hamilton quarto e Charles Leclerc quinto ma con la conferma che la SF-26 è decisamente competitiva in gara. Restano però da risolvere le sue difficoltà in squalifica. Desolante invece l’addio di Max Verstappen all’ultima edizione della sua gara casalinga.

Se la Sprint Race aveva infatti offerto una sola emozione in ben 24 giri, il Gran Premio d’Olanda della domenica ne condensa numerose già nel primo: Russell pattina sulla griglia di partenza, costringendo anche l’incolpevole Piastri alle sue spalle a un via con l’handicap. Dietro al leader Norris si pone quindi immediatamente Antonelli, mentre anche Leclerc sorprende Hamilton e subito prova anche a strappare il quarto posto a un insicuro Russell, messo in grande difficoltà dalla gestione dell’energia della sua Mercedes. Settimo è Verstappen, che su una pista ancora umida dai due veloci acquazzoni del pre gara stringe troppo sul cordolo e perde il controllo della sua Red Bull schiantandosi sul rettilineo del traguardo. Dopo sei anni sul podio, la sua ultima a Zandvoort si chiude a primo giro non ancora concluso. Ancora più amaro il suo commento, con l’ammissione che l’incidente sia stato esclusivamente colpa sua.

Arriva la bandiera rossa e i residui dubbi sulle condizioni meteo vengono spazzati via: la gara sarà asciutta. Oltre mezz’ora dopo (un guasto di Bearman rimanda ulteriormente la seconda partenza) Antonelli è prodigioso nell’infilarsi all’interno di Norris portandosi in testa. Subito diventa però evidente che decisive saranno le strategie: le Mercedes (con le medie) e le Ferrari (con le morbide) confermano le gomme dei primi due giri, le McLaren smarcano subito il cambio mescola. La scelta di Piastri di puntare sulle dure, però, lo estrometterà subito dalle battaglie per le prime posizioni. Il compagno di squadra trarrà invece un evidente vantaggio dalle sue soft. Ma la tattica papaya mostra la sua efficacia anche per un altro dettaglio non da poco: l’australiano, partito meglio di tutti, fa da tappo a Russell e soprattutto alle Ferrari, velocissime ma non in grado di attaccare efficacemente l’opaca monoposto numero 63.

A sparigliare le carte sembrano quindi intervenire le strategie dai box: in quattro giri cambiano le gomme prima Russell, poi Piastri, infine uno dietro l’altro Antonelli, Norris e Leclerc. In testa alla gara si ritrova quindi Hamilton, ancora a proprio agio con le soft. L’inglese procede al 26°, ma monta le hard al contrario delle medie del compagno di squadra. Ma nonostante le diverse coperture, entrambe le Ferrari volano: il monegasco recupera un secondo al giro a Piastri che lo precede e, cinque giri dopo averlo raggiunto, al 34° lo sopravanza con una manovra da urlo. Nel passaggio successivo, quindi, lo imita anche l’altra Rossa. I due si gettano alla caccia anche di Russell e quindi dal podio, stavolta però il muretto del Cavallino tarda la seconda sosta di Charles che oltretutto limita la rimonta del compagno alle sue spalle e più veloce di lui. Un autogol evidente, data la possibile strategia di una sola sosta per il sette volte campione del mondo. «Complimenti per avermi fatto perdere tutto questo tempo», si lamenterà più volte via radio. Più lucida e serena, ma non meno severa, la sua analisi nel dopogara: «Essere perfetti in F1 è impossibile, non lo si è mai. Tutti in fabbrica stanno facendo un lavoro realmente eccezionale. Oggi anche i meccanici ai box sono stati straordinari, ma la mia strategia in gara era diversa da quella di Charles. Ho perso diversi secondi dietro Charles perché il team non ha eseguito quello che doveva fare o quantomeno non ha preso la decisione giusta nei tempi adeguati. Credo di aver perso lì il podio».

Le conseguenze della sua analisi si vedono chiaramente a fine gara: le due Ferrari per qualche giro sono ampiamente le più veloci in pista, quando Leclerc cambia a sua volta le gomme fa anche segnare giri veloci in serie. Hamilton invece è primo, come da previsioni, ma con un vantaggio che si rivela insufficiente per arginare il recupero di Antonelli e soprattutto Norris che lo seguono. Con gomme fresche il numero 1 della McLaren è inarrestabile, e al giro 54 mostra a tutti perché sia il campione del mondo passando in una manciata di curve prima Kimi e poi anche Lewis con due pezzi di autentica bravura. Per il Cavallino non manca la consueta dose di malasorte: appena un giro e mezzo dopo arriva una prima Virtual Safety Car per il ritiro di Ocon. Si opta per un ulteriore, doppio cambio gomme finale per giocarsi gli ultimi giri con le super prestazionali gomme soft. Anche Antonelli però prende la stessa decisione, lasciando Russell al secondo posto con delle hard già meno efficaci e per di più usurate. In Mercedes si vogliono evitare guai, e Kimi sopravanza il compagno senza colpo ferire. Ma un’ulteriore VSC, dovuta a un’improvvida sportellata tra le due Williams, rallenta il gruppo impedendo al lanciatissimo Lewis di strappare il terzo, meritatissimo posto al connazionale delle Frecce d’Argento.

Al traguardo Norris precede quindi Antonelli, trovando la seconda vittoria di fila dopo Budapest e riportandosi a -83 punti dal leader del campionato ma con un ritrovato slancio. La terza posizione di Russell e la quarta di Hamilton generano uno scenario inatteso ma perfetto per gli amanti della competizione: i due primi inseguitori di Kimi sono ora appaiati a -59. Giù il cappello infine per due veterani del Circus: Nico Hulkenberg, ottavo e autore di alcuni tra i migliori sorpassi sul complicatissimo catino di Zandvoort, e un ritrovato Fernando Alonso che con una gestione delle gomme da artigiano artiglia un nono posto al volante della sì migliorata ma ancora pressoché inguidabile Aston Martin.

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