PARIGI (FRANCIA), 3 GIUGNO 2026 – La crescita economica dell’Italia dovrebbe attestarsi allo 0,5% nel 2026 a causa del nuovo aumento dei prezzi energetici che inciderà negativamente sui consumi delle famiglie, sugli investimenti e sulle esportazioni. È quanto emerge dalle Prospettive economiche dell’Ocse presentate a Parigi.
Secondo l’organizzazione internazionale, il rincaro dell’energia provocherà un incremento dell’inflazione, riducendo gli effetti positivi registrati negli ultimi mesi sul fronte dei salari reali. Per il 2027 è prevista una lieve accelerazione della crescita allo 0,6%, favorita da un ridimensionamento dei costi energetici e da una riduzione delle incertezze internazionali.
L’impatto della crisi energetica sull’economia italiana
Nel rapporto dedicato all’Italia, l’Ocse evidenzia come il Pil sia aumentato dello 0,2% nel primo trimestre del 2026 rispetto ai tre mesi precedenti. A sostenere l’attività economica hanno contribuito gli investimenti nei settori farmaceutico, energetico e digitale, oltre all’avanzamento dei progetti finanziati dal Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.
Un contributo positivo è arrivato anche dai Giochi Olimpici Invernali di Milano-Cortina, che hanno sostenuto temporaneamente il comparto dei servizi e delle esportazioni. Tuttavia, il conflitto in Medio Oriente ha provocato un forte deterioramento della fiducia di consumatori e imprese, alimentando ulteriormente le pressioni sui prezzi energetici.
L’inflazione ha raggiunto il 2,8% ad aprile, mentre le esportazioni hanno registrato una contrazione nella seconda parte del 2025, soprattutto verso i mercati dell’Eurozona e degli Stati Uniti, mostrando solo una lieve ripresa nei primi mesi del 2026.
Italia esposta alle tensioni sullo Stretto di Hormuz
L’Ocse sottolinea inoltre che l’Italia risulta particolarmente vulnerabile agli sviluppi della crisi in Medio Oriente. Il sistema energetico nazionale dipende infatti in misura significativa dalle importazioni di petrolio raffinato e gas naturale che transitano attraverso lo Stretto di Hormuz, uno dei principali snodi mondiali per il trasporto di energia.
Secondo l’organizzazione, proprio questa dipendenza rende l’economia italiana più esposta rispetto ad altri grandi Paesi dell’Eurozona agli effetti delle tensioni geopolitiche e delle eventuali interruzioni nelle forniture energetiche.




