Rosh Hashanah, il Capodanno ebraico che segna l’inizio dei Giorni Solenni, si celebra nei primi giorni del mese ebraico di Tishrei, solitamente in settembre o ottobre. Questa festività è caratterizzata da riflessione, pentimento, preghiera e rinnovamento, e si manifesta con servizi in sinagoga, il suono dello shofar, riunioni familiari e pasti festivi ricchi di simboli che esprimono speranze per l’anno a venire.
Il cibo non è semplice accompagnamento, ma una forma espressiva di comunicazione durante Rosh Hashanah. A tavola, la dolcezza simboleggia il desiderio di un anno buono, l’abbondanza esprime la speranza di prosperità, e specifici ingredienti fungono da preghiere commestibili. Questi alimenti simbolici sono chiamati simanim, cioè “segni” o “simboli” in ebraico, e il loro significato varia tra le comunità ebraiche nel mondo.
Una delle usanze più note è quella di intingere fette di mela nel miele, gesto che riflette il desiderio di un anno dolce, generalmente accompagnato da una benedizione. Il miele, associato alla terra d’Israele “che scorre latte e miele”, è un forte simbolo di benedizione e abbondanza e può includere sia miele d’api che sciroppi di frutta, come quello di datteri.
Un altro elemento tipico è la challah, il pane arricchito tradizionalmente consumato nel Sabato e nelle feste, che per Rosh Hashanah viene spesso preparato in forma rotonda per simboleggiare il ciclo dell’anno e la corona divina. Spesso la challah è dolcificata con miele o uvetta, sottolineando ulteriormente il tema della dolcezza e della continuità.
I simanim includono una varietà di cibi con significati ben precisi: i datteri rappresentano la fine delle difficoltà, i porri l’eliminazione degli avversari, le barbabietole la sparizione dei problemi, i melograni l’abbondanza e il desiderio di molte buone azioni, mentre il pesce simboleggia fecondità e moltiplicazione.
Questi simboli sono particolarmente presenti nelle comunità sefardite, mediorientali e nordafricane, dove la cena di Rosh Hashanah può trasformarsi in un seder strutturato con alimenti e benedizioni.
Il menù varia in base alla diaspora e all’influenza delle diverse cucine regionali: i pasti aschenaziti possono includere zuppa di pollo, brisket, tzimmes, kugel e dolci di mele, mentre in case sefardite e mizrahi si usano spesso ingredienti come melograni, legumi, pesce e spezie tipiche. Questa diversità riflette l’adattamento delle tradizioni alle varie culture e luoghi geografici, pur mantenendo intatto il significato religioso e simbolico.
Rosh Hashanah, dunque, viene raccontato attraverso i piatti consumati, rendendo concreto l’augurio di un anno nuovo prospero e dolce, unendo memoria, intenzione e comunità intorno a un tavolo. Ogni boccone funge da benedizione per l’anno che verrà.
Il testo include anche una ricetta tradizionale per preparare in casa la challah, pane morbido all’interno e croccante fuori, che può essere arricchito con uvetta o aromi a scelta e rappresenta un elemento fondamentale della festa.
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