La Cgil Umbria ha intensificato il suo appello alla Giunta regionale affinché acceleri la revisione della legge regionale 3 del 2010, che regola l’esecuzione di lavori e opere pubbliche in Umbria, con particolare attenzione alla normativa sugli appalti.
In audizione davanti alla II Commissione consiliare regionale, la segretaria regionale Stefania Cardinali ha sottolineato l’importanza di assicurare un controllo più rigoroso sull’uso delle risorse pubbliche, proteggendo al contempo le imprese virtuose e i diritti dei circa 40mila lavoratori coinvolti nel settore degli appalti in Umbria.
Cardinali ha espresso apprezzamento per le modifiche proposte, come l’estensione della disciplina anche agli appalti ad alta intensità di manodopera, inclusi i servizi di pulizia e le aziende in house. Ha inoltre evidenziato la necessità di rafforzare l’Osservatorio regionale sugli appalti, oggi presente ma di fatto poco operativo, con l’adozione di linee guida e protocolli d’intesa che permettano di rendere effettiva la legge.
Tra le richieste avanzate dalla Cgil ci sono la contrattazione con le parti sociali prima della stesura dei bandi e dell’affidamento, l’introduzione di clausole sociali più rigorose nei contratti di appalto, e l’aumento della responsabilità in solido dei committenti in caso di inadempienze degli affidatari. Cardinali ha anche proposto di limitare i subappalti per evitare il fenomeno degli appalti a cascata e di prevedere verifiche continue durante l’esecuzione degli appalti per garantire il rispetto degli standard stabiliti.
Un’ulteriore innovazione illustrata è la proposta di un sistema regionale di Badge digitali di cantiere per monitorare accessi e presenze nei cantieri, strumento utile a contrastare il lavoro irregolare, migliorare la tracciabilità della manodopera e prevenire infiltrazioni criminali, seguendo l’esempio del Durc introdotto in Umbria dopo il terremoto del 1997.
Il sindacato pone l’urgenza di una riforma tempestiva e rigida, affinché sia tutelata la salute e sicurezza dei lavoratori, la correttezza delle imprese e la trasparenza nell’impiego delle risorse pubbliche.




