L’addio di Milano a Franco Baresi, bandiera rossonera e campione universale

Un’intera città e un’intera disciplina si sono fermati per un’intera mattinata, per celebrare uno dei loro figli prediletti che non c’è più. Milano e il calcio hanno tributato il loro ultimo saluto a Franco Baresi, scomparso lo scorso 31 luglio a 66 anni e il cui toccante funerale tenutosi alla Basilica di Sant’Ambrogio ha unito tutti coloro che lo hanno stimato e amato, ben oltre i simbolici colori rossoneri che vestì tra il 1978 e il 1997 diventando la bandiera per eccellenza del Milan.

Franco Baresi, libero con licenza di fungere da autentico regista arretrato in un calcio che stava cambiando pelle intorno a lui (passando dal classico catenaccio all’italiana alla zona voluta da Arrigo Sacchi), giocò 531 partite in campionato sempre con la maglia del Milan, incluse due stagioni in Serie B, arrivando a un totale di 719 presenze incluse le coppe. Lungo il cammino raccolse 6 scudetti, quello della Stella e i cinque delle gestioni Sacchi e Capello, ma anche tre Coppe dei Campioni (l’ultima si chiamava già Champions League), due Intercontinentali e molto altro. Ma entrò nella storia del calcio italiano anche in un altro modo: mai prima di lui un club aveva ritirato un numero, assegnandolo per sempre a un proprio protagonista dopo il suo ritiro. Per lui avvenne il 28 ottobre 1997, ulteriore riprova del carisma esercitato in campo e dell’affetto raccolto in vent’anni di carriera. Quella notte, a San Siro, fu lanciato lo slogan «6 per sempre», che quasi vent’anni dopo è stato anche il filo conduttore dell’accorato addio della città al suo campione.

Un campione contemporaneamente legatissimo all’unico club della sua carriera, ma anche universale. A salutarlo si sono presentati a Sant’Ambrogio tanti rappresentanti di squadre rivali che lo hanno sempre vissuto come un avversario ma non un nemico: Frederic Massara e Gianluca Pessotto per la Juventus, Giancarlo Antognoni per la Fiorentina, Urbano Cairo per il Torino. E l’Inter, rappresentata dal presidente Beppe Marotta e da Beppe Bergomi, con cui i parallelismi con Baresi furono numerosi e in parte strazianti per tutti gli anni ’80 e ’90. Colonne, bandiere ed eterni capitani delle due squadre meneghine, i due difensori rimasero orfani di padre in tenera età per poi legarsi per sempre ai colori tifati dall’altro, sviluppando un legame rimasto per sempre. Non a caso l’ultima volta che furono visti insieme fu nei panni di tedofori per Milano Cortina 2026. L’ultimo atto di un’intera vita trascorsa a battagliare senza mai farsi la guerra.

Inevitabilmente i volti noti più rappresentati a Sant’Ambrogio sono stati però quelli del Milan. Ad accompagnare il grande campione nel suo ultimo viaggio meneghino si sono presentati gli ex compagni Alberico Evani, Pietro Paolo Virdis, Alessandro Costacurta, Marco Simone, Demetrio Albertini, Massimo Ambrosini, tutti incaricati di trasportarne il feretro, mentre in Basilica si sono presentati anche Paolo Maldini e Marco van Basten, Nevio Scala e Mauro Tassotti, Giovanni Galli e Angelo Colombo. «Nei Vangeli è esplicita la predilezione di Gesù per i piccoli, per chi è Piscinin, come veniva affettuosamente chiamato Franco Baresi», ha affermato nella sua omelia monsignor Carlo Faccendini, abate di Sant’Ambrogio, ricordando un soprannome datato addirittura 1978). «Franco è stato un campione, tutti gli riconosciamo classe, tenacia e forza: il Maradona della difesa, il miglior difensore di sempre, come abbiamo letto in questi giorni. Gli riconosciamo la leadership, il capitano per eccellenza. Il campione e i suoi trofei, tantissimi, ma anche le sue sconfitte e le lacrime amare. Di lui resta il bene, resta l’amore con cui viviamo», ha aggiunto.

Il passato, la storia, il lascito. Sentimenti forti per l’ambiente Milan, che invece ribolle per un presente che in diversi faticano a sopportare. Assente Zlatan Ibrahimovic, come annunciato da giorni, alla basilica di Sant’Ambrogio si sono presentati il patron Gerry Cardinale e il presidente Paolo Scaroni: numerosi gli ululati, i fischi e i cori di contestazione all’indirizzo di entrambi. E chissà che il ricordo di un grande campione e simbolo del passato, come Franco Baresi, non possa dare il suo contributo in una missione che al momento appare complicata: rifondare e amalgamare di nuovo l’anima rossonera.

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