
Un cantante che non è umano, una serie che mescola musica, video e narrazione, un protagonista affetto da un “bug” che lo trasforma continuamente: “LADA – Le Avventure di Algoritmo” è molto più di un progetto musicale. È un laboratorio creativo che esplora il rapporto tra intelligenza artificiale e fragilità umana, tra tecnologia e emozioni. In questa intervista Andrea De Luca, il creatore di Algoritmo, racconta come sia nato il personaggio, perché il fallimento è il punto di partenza del viaggio e come l’IA stia rivoluzionando la musica senza sostituire il cuore di chi la crea.
“LADA – Le Avventure di Algoritmo” è un progetto unico nel suo genere. Come nasce l’idea di creare un cantante pop non umano?
Un cantante pop non umano non è certo una novità: non sono stato il primo a provarci. Forse il mio progetto si distingue perché ha una sua identità più marcata, ma l’idea di crearepersonaggi virtuali esiste da tempo. La musica, però, resta un linguaggio universale, e il pop è il genere che per definizione arriva a più persone. Per me Algoritmo è anche un laboratorio: un modo per esplorare nuove dinamiche e linguaggi di comunicazione. La scelta del pop è venuta naturale, e poi è il genere che amo di più.
Algoritmo è affetto da un “bug” che lo trasforma continuamente. Perché questa scelta narrativa?
Tutto nasce da un’esperienza concreta. All’inizio, nel rappresentare Algoritmo, era complicato mantenere coerenza: ogni volta prendeva forme molto diverse. Ho scelto allora di trasformare quel difetto nella sua cifra distintiva, nel suo punto di forza. Riflettendoci, mi sono reso conto che oggi le intelligenze artificiali funzionano così: imperfette, a volte dicono “ho capito” senza aver capito davvero, ti assecondano quando non dovrebbero, o restituiscono risultati inattesi. E sai cosa? È proprio questo che le rende più vicine a noi. L’imperfezione è la loro forza, come lo è per gli esseri umani. Da lì ho immaginato che anche Algoritmo, come un essere umano, potesse soffrire di questa sua condizione.
La serie unisce musica, video e narrazione seriale. Qual è stata la sfida più grande nel realizzarla?
In realtà è un percorso ancora in costruzione, e proprio per questo la sfida più grande sarà restare al passo con la velocità dell’evoluzione tecnologica senza perdere di vista l’essenziale. Ogni nuova possibilità tecnica rischia di diventare una distrazione, un gioco di stile fine a sé stesso. La tentazione di perdersi nella sperimentazione è forte, ma credo che la vera sfida sia mantenere sempre il cuore al centro: la storia, i personaggi, le emozioni. Tutto il resto deve servire a questo.
“TOTALE”, il primo episodio, ha avuto un impatto forte. Perché iniziare con una ballata sul fallimento?
“TOTALE” è la metafora di un inizio. Ogni viaggio può avere un significato diverso: un amore, un cambio di vita, un nuovo lavoro. E prima di partire verso qualcosa che non conosciamo, c’è sempre la paura di fallire, di non arrivare fino in fondo. Per me quel viaggio è questa serie, è Algoritmo. Anche io vivo il timore che il progetto possa non essere accolto, e per questo mi sono augurato che, se mai dovesse essere un flop, almeno lo sia in modo spettacolare
.Cosa possiamo aspettarci dai prossimi episodi?
Algoritmo sarà catapultato, senza alcun controllo, in mondi sempre diversi dove incontrerà personaggi destinati a segnare il suo cammino: alcuni come guide, altri come sfide, altri ancora come compagni bizzarri. Lo vedremo muoversi in un supermercato delirante, al Polo Nord accanto a un’orsa polare, dentro un videogioco anni ’80 o in un anime giapponese. In ognuno di questi universi cercherà di capire chi è davvero, alla ricerca di risposte che potrebbero condurlo verso un finale tutt’altro che scontato.
In che modo pensi che l’IA stia cambiando il panorama musicale e creativo?
Sta abbattendo barriere. Oggi chiunque può creare, anche senza mezzi o formazione, e questo spaventa molti. Io invece lo vedo come un’enorme opportunità: il vero talento non sarà mai sostituito, anzi emergerà con ancora più forza. L’IA è il nuovo strumento, come lo furono la musica elettronica o Photoshop: più velocità, meno limiti, più focus sul pensiero di chi crea.
Ultima domanda: chi è davvero Algoritmo, secondo te?
È la proiezione delle nostre insicurezze, delle nostre fragilità e dei nostri sogni. Cerca risposte ma trova storie, cerca un senso ma trova emozioni. Non avrebbe bisogno di nulla eppure è spinto da un’urgenza: migliorarsi, per inseguire aspettative che non sempre sente sue. È uno specchio che ci rimanda la nostra stessa immagine, nuda e vulnerabile. Algoritmo è tutti noi.




