Legacoop: “L’Italia rischia stagnazione e debito record senza nuove politiche industriali”

ROMA – L’economia italiana rallenta, il debito cresce e il margine di manovra si restringe. È uno scenario tutt’altro che rassicurante quello tracciato dal monitoraggio Prometeia per Legacoop sul Documento di Finanza Pubblica 2026, che lancia un allarme sulla sostenibilità futura dei conti italiani.

Secondo lo studio, il debito pubblico rischia di salire oltre le attese fino a diventare il più elevato d’Europa nel 2026. Rispetto alle previsioni formulate dal Governo nel 2024, il peggioramento è evidente: il rapporto debito/PIL crescerà di 4,7 punti entro il 2026 contro i 3 stimati inizialmente, mentre il percorso di riduzione successivo appare sempre più debole.

A preoccupare è soprattutto la vulnerabilità del sistema economico italiano. Secondo Prometeia basterebbe infatti un rallentamento della crescita di appena 0,3 punti percentuali o il mancato realizzo delle privatizzazioni previste dal Governo per far continuare la crescita del debito anche nel 2027.

“L’Italia ha bisogno di una strategia economica di lungo respiro”, afferma il presidente di Legacoop Simone Gamberini. “Famiglie e imprese non possono continuare a subire gli effetti dell’incertezza internazionale senza politiche capaci di sostenere investimenti, lavoro e sviluppo”.

Il presidente di Legacoop critica apertamente una linea basata esclusivamente sulla prudenza di bilancio: “L’immobilismo non paga. Serve rafforzare le politiche industriali, sostenere il potere d’acquisto delle famiglie e accelerare la transizione energetica e l’innovazione”.

Nel report pesano anche i timori legati alle tensioni geopolitiche e al mercato energetico. Un aumento del prezzo del petrolio accompagnato da inflazione al 3,3% nel 2026, spiegano gli analisti, metterebbe ulteriormente sotto pressione crescita economica e conti pubblici, con possibili effetti anche sullo spread.

“Serve una strategia più coraggiosa – conclude Gamberini – perché il rischio concreto è una stagnazione prolungata che finirebbe per indebolire il tessuto economico e sociale del Paese”.

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