Povertà, l’Italia scivola verso il basso: il 54% si colloca sotto il ceto medio. Stipendi insufficienti e rinuncia alle cure

(PRIMANOTIZIE) ROMA – Un’Italia che lavora, paga le bollette, cerca di mantenere la propria casa e costruire un futuro per i figli, mache avverte di perdere progressivamente terreno. Non è soltanto la povertà tradizionale a preoccupare: è la sensazionesempre più diffusa di scivolare verso il basso, di non riuscire a conservare il proprio tenore di vita e di vedererestringersi le opportunità economiche e sociali.

È la fotografia che emerge da «FragilItalia 2026 – Le povertà contemporanee», l’indagine realizzata da Ipsos perLegacoop, secondo la quale il 54% degli italiani intervistati si colloca al di sotto del ceto medio. Il 34% si riconosce inun ceto medio «in caduta», il 16% si considera fragile e il 4% appartenente alla fascia sociale più bassa.

Il dato più significativo riguarda però la percezione del peggioramento delle condizioni economiche: il 68% degliintervistati si sente più fragile rispetto a cinque anni fa, mentre un italiano su quattro dichiara di essere sceso nella scalasociale. Soltanto il 7% ritiene di aver migliorato la propria posizione.

Numeri che descrivono un fenomeno più ampio della semplice insufficienza del reddito, perché coinvolge accesso allasalute, sicurezza abitativa, relazioni sociali e fiducia nelle prospettive future.

La fine delle certezze del ceto medio: il 34% si sente in caduta

Il rapporto Legacoop-Ipsos introduce il concetto di «de-cetomedizzazione», per descrivere l’indebolimento progressivodelle condizioni economiche e sociali che tradizionalmente caratterizzano il ceto medio italiano.

Il 34% degli intervistati si riconosce in una fascia intermedia in arretramento, una percentuale ormai vicina a quella delceto medio propriamente detto, che rappresenta il 37%.

Il fenomeno non riguarda esclusivamente chi vive già in condizioni di povertà, ma coinvolge persone e famiglie chedispongono di un’occupazione e di un’abitazione, senza riuscire tuttavia a mantenere la sicurezza economica delpassato.

«Questi numeri ci dicono che dobbiamo cambiare il modo in cui guardiamo alla povertà», afferma Simone Gamberini,presidente di Legacoop.

«Non riguarda più soltanto chi si trova ai margini. Il problema si sta diffondendo e riguarda una parte crescente dellasocietà che lavora, ha una casa, costruisce una famiglia, ma sente progressivamente ridursi le proprie sicurezze».

Stipendi troppo bassi per il costo della vita: in difficoltà quattro italiani su dieci

Il lavoro non rappresenta più, per una parte consistente degli intervistati, una garanzia sufficiente di stabilitàeconomica.

Secondo l’indagine, il 39% considera il proprio stipendio inadeguato rispetto al costo della vita.

La percentuale sale al 49% nella fascia di età tra 31 e 50 anni, raggiunge il 50% nelle Isole e arriva al 54% tra lepersone appartenenti al ceto popolare.

Il quadro si aggrava osservando le difficoltà nella gestione delle spese quotidiane.

Il 25% degli intervistati dichiara di avere problemi ad arrivare alla fine del mese, mentre il 19% è costretto a rinunciaread acquisti necessari.

Il 17%, inoltre, afferma che non sarebbe in grado di sostenere una spesa imprevista di 600 euro.

Sono indicatori che evidenziano la riduzione dei margini economici a disposizione delle famiglie e la crescentevulnerabilità anche davanti a imprevisti relativamente contenuti.

Sanità, il 26% rinuncia alle cure: nel ceto popolare si arriva al 57%

Uno dei risultati più preoccupanti dell’indagine riguarda l’accesso alle prestazioni sanitarie.

Il 26% degli intervistati dichiara di aver rinunciato a cure mediche o dentistiche per ragioni economiche.

Una percentuale che raggiunge il 57% nel ceto popolare, dove le difficoltà finanziarie incidono in manieraparticolarmente significativa sulla possibilità di curarsi.

La rinuncia alle prestazioni sanitarie si accompagna ad altre forme di riduzione dei consumi essenziali.

Il 29% ha rinviato interventi di manutenzione della casa o dell’automobile, mentre il 22% ha rimandato l’acquisto diabbigliamento o calzature necessari.

Nel ceto popolare, il 23% ha dovuto ridurre persino la qualità e la varietà dell’alimentazione.

La fragilità economica si traduce così in limitazioni che coinvolgono direttamente il benessere e le condizioni di vitaquotidiane.

Casa, sempre più difficile sostenere le spese

Anche la condizione abitativa contribuisce ad alimentare l’incertezza.

Secondo FragilItalia 2026, il 31% degli intervistati ha rinviato lavori di manutenzione necessari per motivi economici.

Soltanto una persona su quattro dichiara di essersi sentita in una situazione abitativa stabile e sicura.

La casa, tradizionalmente considerata uno dei principali elementi di protezione economica e sociale, diventa quindi unulteriore terreno sul quale si manifestano le difficoltà delle famiglie.

Il rinvio degli interventi di manutenzione rappresenta uno degli effetti concreti della necessità di concentrare le risorsesulle spese considerate più urgenti.

Povertà anche di relazioni: un italiano su quattro ha poche occasioni di socialità

La ricerca evidenzia come le nuove forme di povertà non siano riconducibili esclusivamente al reddito.

Negli ultimi dodici mesi, il 24% degli intervistati ha avuto poche o nessuna occasione di socialità, mentre il 23% hadichiarato di essersi sentito solo.

Quando viene chiesto quali condizioni di difficoltà abbiano interessato direttamente le persone o il loro nucleofamiliare, dopo i problemi economici, indicati dal 29%, emergono la mancanza di prospettive e il senso di vuoto, al21%.

Seguono le difficoltà di accesso alle cure sanitarie, al 19%, e l’isolamento sociale, al 15%.

Per Legacoop, questi dati mostrano come la vulnerabilità economica possa accompagnarsi a un progressivoindebolimento delle relazioni e della fiducia nel futuro.

«Quando diminuiscono contemporaneamente il potere d’acquisto, l’accesso alle cure, la sicurezza abitativa, le relazionie la fiducia nel futuro, non siamo davanti a una somma di problemi individuali», osserva Gamberini.

«Siamo davanti a una questione che riguarda il modello di sviluppo del Paese».

Il futuro dei figli preoccupa: nel ceto popolare il 48% teme un peggioramento

La fragilità economica assume anche una dimensione generazionale.

Tra gli intervistati appartenenti al ceto popolare, il 48% teme che i propri figli possano occupare in futuro una posizionesociale peggiore rispetto a quella della famiglia di origine.

Un dato che mette in discussione l’aspettativa di miglioramento delle condizioni di vita tra una generazione e quellasuccessiva.

La paura del declino sociale non riguarda quindi soltanto il presente, ma investe la possibilità di progettare il futuro,sostenere i percorsi formativi dei figli e garantire loro opportunità di crescita.

Gamberini rilancia il Patto per l’Italia: «Non bastano risposte elettorali»

Di fronte ai risultati dell’indagine, il presidente di Legacoop chiede interventi strutturali e rilancia il «Patto per l’Italia»,presentato nei giorni scorsi durante la Biennale dell’Economia Cooperativa.

La proposta punta a rafforzare lavoro, welfare, accesso alla casa, servizi territoriali e partecipazione delle comunità.

«La risposta non può essere soltanto assistenziale. Occorre ricostruire condizioni che consentano alle persone di tornarea progettare il proprio futuro: lavoro dignitoso, casa accessibile, salute, servizi, comunità e possibilità di partecipare»,sostiene Gamberini.

Il presidente di Legacoop invita inoltre a superare la logica degli interventi di breve periodo.

«Non servono solo soluzioni di breve periodo in vista delle scadenze elettorali. Facciamo decollare il Patto per l’Italia»,afferma.

Il messaggio che emerge dal rapporto è quello di un Paese nel quale la vulnerabilità non interessa soltanto le fasceeconomicamente più deboli, ma coinvolge una parte consistente della popolazione che percepisce un progressivodeterioramento delle proprie condizioni.

Il dato del 54% che si colloca sotto il ceto medio non rappresenta una misurazione della povertà assoluta, ma unindicatore della collocazione sociale percepita dagli intervistati. Una distinzione importante, che non riduce tuttavia ilsignificato del fenomeno descritto dalla ricerca: la crescente difficoltà di mantenere sicurezza economica, relazioni eprospettive di miglioramento. (PRIMANOTIZIE)

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